Sì, recitando nella Passione di Cristo di Mel Gibson.
Sin da ragazzino Pietro Sarubbi è stato uno spirito irrequieto, pronto ad assecondare i suoi istinti e lanciarsi in avventure. A soli 13 anni scappa di casa per diventare un circense, un’esperienza che gli permette di girare e di fare la conoscenza della cultura orientale. Appassionato delle tradizioni dei Paesi asiatici, Pietro viaggia fino in Tibet e India. Dopo quel periodo da esploratore, Pietro si appassiona alla recitazione e decide di tornare in Italia per studiare e migliorare le sue abilità.
Comincia a recitare nel teatro ed il suo talento viene immediatamente apprezzato. Nel corso dei primi anni di recitazione prende parte a spettacoli con mostri sacri della scena come Franco Zeffirelli e Gabriele Lavia. Presto per lui si aprono le porte della televisione, dove ottiene parti per ‘Casa Vianello’ e ‘Il Maresciallo Rocca’. Il suo ruolo più importante, però, rimane quello nel film di John Madden, ‘Capitan Corelli’. Proprio quel ruolo convince Mel Gibson a puntare su di lui per ‘La Passione di Cristo’.
Recitare ne ‘La Passione di Cristo‘ è stata un’esperienza importante per Sarubbi. Inizialmente non aveva preso di buon grado il ruolo di Barabba, ma durante le riprese si è appassionato al personaggio ed alla sua vita. La storia di quell’incontro di sguardi, l’intensità di quel momento, il fatto che Barabba fosse come lui un uomo irrequieto ma buono, hanno smosso qualcosa (anche Jim Caviezel è stato toccato da Dio durante le riprese). Terminate le riprese, ha approfondito gli studi teologici ed ha deciso di farsi battezzare. Dopo aver preso anche comunione e cresima ha fatto battezzare anche i tre figli.
Adesso Sarubbi è un uomo profondamente differente, oltre ai lavori in teatro e sul set, passa il tempo ad insegnare recitazione ai giovani. Quando ha un po’ di tempo libero, inoltre, passa dalle parrocchie, gli oratori ed i centri giovanili per portare la propria testimonianza. Una cosa però non è cambiata, l’attore mantiene sempre una sana inquietudine, perché, dice a ‘TvSat2000‘ citando don Giussiani: “La tranquillità vuol dire non aver capito la grandezza di quello che si sta vivendo. Invece c’è gioia, c’è felicità anche nei problemi di tutti i giorni”.
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Luca Scapatello
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