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Bambini travestiti da bambine ma non è carnevale. Stiamo toccando il fondo forse è il caso di dire basta…

Ormai stiamo toccando il fondo , e sembra che non ci sia mai fine al peggio. Vogliono stravolgere l’ordine naturale delle cose, vogliono far passare per normale ciò che normale non è. E’ così a farne le spese sono i poveri bambini costretti a travestirsi anche se non è carnevale, obbligati a sorbirsi lezioni sull’identità di genere che molto probabilmente finiranno per confonderli e renderli più insicuri.

Un anno dopo l’episodio del “gioco del rispetto” introdotto in un asilo di Trieste, l’ultimo tentativo di spingere i bambini a modificare la concezione dei due sessi va in scena a Cagliari, al centro culturale “Il lazzaretto”.

Dove a partire da domani sarà organizzata una tre giorni di “cultura lesbica”, per “raccontarsi”, ma non solo. Un weekend lungo di incontri, seminari e lezioni per diffondere la cultura Lgbt in tutta la Sardegna.

Al centro delle critiche è il laboratorio “Nei panni di…”, espressamente dedicato ai bimbi dai 4 agli 8 anni, in cui i partecipanti sono invitati a trasvestirsi per “mettere in discussione gli stereotipi di genere”. In parole povere, i maschietti verranno fatti travestire da femminucce e viceversa.

“Attraverso il travestimento – si può leggere nel programma dell’evento – è possibile sperimentare immagini di sé, vivendole in prima persona e confrontandosi con i travestimenti scelti dagli altri partecipanti.”

A scoperchiare il caso è stato il consigliere regionale del Partito sardo d’Azione Marcello Orrù, che domanda al presidente della Regione autonoma Francesco Pigliaru di fare chiarezza sulla vicenda e si è detto preoccupato è per un “pericoloso tentativo di coinvolgere bambini dai 4 agli 8 anni in iniziative che mirano ad influenzare la loro formazione e la loro identità sessuale.”

Certo, si affrettano a spiegare dall’organizzazione, il gioco “non ha alcuna connotazione sessuale”, ma fa comunque riflettere leggere di laboratori pensati per spingere i bimbi a “fare il tato o il casalingo” e le coetanee a giocare a far “la sindaca o la muratora”, con tanto di abitini coordinati.

Tra le sigle associate al festival c’è la manifestazione “Sardegna queer”, già beneficiaria di contributi regionali, e l’Associazione Arc onlus (una delle maggiori sigle del mondo Lgbt sardo, ndr), che sul proprio sito ringrazia anche l’Assessorato della pubblica istruzione della Regione autonoma per il sostegno. E qui si apre un piccolo giallo: perché gli uffici dell’assessorato smentiscono che da loro sia mai giunto un qualsiasi finanziamento, mentre l’assessore regionale alla Cultura Claudia Firino conferma l’assenza di contributi pubblici ma garantisce che “se ci fossero stati, ne saremmo stati fieri”.

Orrù, che è anche vicepresidente della Commissione sanità in Consiglio regionale, ha chiesto al prefetto di Cagliari l’annullamento della manifestazione: “Si tratta – ha spiegato – Di una provocazione inaudita offensiva del pubblico oltre che del buonsenso civile.”

Contro il festival dell’orgoglio lesbico (e contro il laboratorio di travestimenti per bambini) si è scagliato anche Salvatore Deidda di Fratelli d’Italia: “Non ho parole per laboratori che coinvolgono bambini tra i 4 e i 9 anni in cui si devono travestire, magari i maschietti da principesse e le femminucce da principi azzurri. La speranza è che il Comune non fosse informato”. Per ora, però, dalle istituzioni non sono arrivate prese di posizioni ufficiali: il festival, salvo smentite, si farà.

Fonte: ilgiornale.it

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