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La foto della bambina palestinese con la bambola in mano: la vera storia!

Zeliha

Avrete certamente visto, almeno una volta, la foto della bambina palestinese che, di fronte allo scempio e alla crudeltà della guerra, mette una mano sugli occhi della bambola, che stringe tra le braccia, come a proteggerla da quell’orrore, impresso sul suo volto.
La foto era solitamente accompagnata da commenti del tipo: “Non so se esista un premio fotografico all’altezza di questa fotografia. E la foto di una bambina palestinese, di Gaza.

Guardate bene. Chiude gli occhi della sua bambola, perché non veda la mostruosità di una guerra di sterminio. E’ una fotografia che dovrebbe girare il mondo. Riproducetela. I bambini hanno più umanità dei grandi. I nostri figli dovrebbero farne un poster e metterlo nelle loro stanze.

Piango per il nostro egoismo collettivo”.
Ma ora si svela che, nonostante sia una bellissima foto, quella bambina è stata strumentalizzata dai media, come molte altre informazioni, riguardanti le guerre in corso.

A svelarlo è lo stesso autore della foto, il fotografo turco Fatih Özenbaş, che, nel 2007, ritrasse Zeliha, che allora aveva solo 2 anni.
“Ha richiamato la mia attenzione perché era una bambina molto carina e, anche se era molto piccola, ha capito che volevo farle una foto, quando mi sono avvicinato a lei e a sua madre per chiederne il permesso. La sua bambola, vecchia e sporca, aveva gli occhi tutti rovinati, per questo ha avuto l’impulso di coprirli, perché non apparissero nella foto”. Ed ecco la verità, che è molto diversa da quella che tutti noi abbiamo sempre ipotizzato.

Tra l’altro, Fatih Özenbaş fotografa paesaggi, non scene di guerra e la bambina si trovava nella zona di Bursa in Turchia, non in Palestina.

Questo, umanamente parlando, non toglie valore a quella immagine, che rappresenta una bambina molto povera e di famiglia disagiata (lei ha altri 4 fratelli).
Zeliha e Fatih, da quel giorno, sono diventati molto amici, tanto che, da allora, il fotografo non ha mai smesso di portagli dei “regali”: vestiti, cibo e, ovviamente, una bambola nuova.

Antonella Sanicanti

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