Baby Boom, polemiche sullo spot: Chicco accusata di omofobia e fascismo – VIDEO

Baby Boom, polemiche sullo spot: Chicco accusata di omofobia e fascismoCi risiamo, un altro spot pubblicitario diventa controverso per via di questioni di principio o  di semplice perbenismo: questa volta a finire nel mirino dei contestatori di professione è una pubblicità della Chicco che ha trasformato l’azienda di prodotti per neonati in una rappresentante dell’omofobia e del fascismo. La pubblicità in questione è uscita giorno 10 luglio, un giorno prima del ‘World Population Day‘ (mossa di marketing niente male), ed invita gli italiani a procreare, evidenziando quelli che sono i dati Istat che mostrano un crollo delle natalità in tutto il territorio nazionale.

Gli elementi per l’analisi ci sono, quindi andiamo a sezionare lo spot per capire le ragioni delle controversie. La pubblicità inizia con un pacco di giornali che titolano ‘L’Italia è fuori dai mondiali‘ (altra trovata intelligente sia perché i Mondiali si stanno andando a concludere, sia perché il calcio appassiona la maggior parte degli italiani), quindi una voce narrante mette in parallelo le vittorie mondiali della nazionale azzurra con i ‘Baby Boom’ (ovvero i picchi di natalità registrati in quelle occasioni). Il narratore continua dicendo: “Oggi però la realtà è diversa e la soluzione, ovvia: facciamo un altro baby boom! Abbiamo bisogno di bambini: migliaia, milioni, trilioni di bambini! Bambini che ci aiuteranno a crescere, portando l’Italia dove è giusto che stia. […] Facciamolo per l’Italia, perché in questo mondiale i gol per l’Italia li segniamo noi!” e mostrando scene di coppie che fanno sesso in ogni luogo. Lo spot si conclude dunque con la frase iconica della Chicco: “Dove c’è un bambino”.

Chicco accusata di omofobia e fascismo per lo spot ‘Baby Boom’

Nel vedere lo spot si può rimanere straniti da una campagna sulla natalità condotta da un’azienda per bambini, ma è chiaro che per una società che basa il proprio business sui neonati sia un argomento vitale. Lo spot però è stato criticato per ‘omofobia’ semplicemente perché tra le scene di coppie appartate in varie zone si vedono solo coppie etero. Polemiche a parte sulla maternità surrogata che non sono pertinenti con la discussione in oggetto, accusare di omofobia una società solo perché non mette una coppia omosessuale come simbolo della procreazione è strumentale, scorretto e pretestuoso. Seppure in campo ipotetico le accuse fossero pertinenti è diritto di ogni azienda scegliere il target di clientela che preferisce ed indirizzare la propria pubblicità ai clienti a cui si vuole riferire. Questo non dev’essere motivo di proteste o contestazioni a meno che all’interno della pubblicità non ci siano immagini o frasi ingiuriose nei confronti della categoria offesa.

Pertanto risulta chiaro che le polemiche in tal senso sono prive di fondamento e frutto di una società in cui ormai ci si sente liberi di gridare allo scandalo per ogni minuzia e dove a breve non si sarà liberi di esprimere opinioni che siano onnicomprensive delle istanze appartenenti ad ogni sfaccettatura della razza umana. Per quanto riguarda le accuse di fascismo basate sullo stimolare l’orgoglio patrio attraverso il connubio tra natalità e mondiali e le frasi che inneggiano a procreare per il bene dell’Italia, anche qui ci troviamo di fronte ad una forzatura: sebbene l’orgoglio patrio sia uno dei capisaldi del fascismo questo non è di sua esclusiva pertinenza, il concetto di orgoglio nazionale è ciò che ha unito l’Italia nel periodo del risorgimento ed è ciò che ci rende italiani, pertanto essere orgogliosi dell’Italia e dell’italianità non dev’essere scambiato con l’essere razzisti o per l’appunto fascisti.

Luca Scapatello