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Australia: approvata legge contro la divulgazione pro life nei pressi delle cliniche

Venerdì 8 giugno è stato votato al parlamento di South Wales (Australia) il provvedimento che vieta alle associazioni pro vita di manifestare al di fuori delle strutture che praticano l’aborto. La proposta di legge in questione è passata in parlamento con una maggioranza schiacciante (61 voti favorevoli contro i 18 contrari), dimostrazione che in Australia viene preferita la tutela del diritto alla scelta della cessazione della gravidanza, rispetto a quello di manifestare la propria opposizione a tale pratica.

In tal proposito ci sono delle considerazioni da fare, è vero che il provvedimento mette metaforicamente un bavaglio alle associazioni pro vita, ma dall’altro, se continuerà ad essere permessa la semplice divulgazione, potrebbe essere tutelata il diritto di quelle donne che non vogliono sentirsi giudicate in un momento così complesso della loro vita. Se una donna, con tutte le implicazioni psicofisiche che l’aborto comporta, ha preso una decisione difficile come abortire, probabilmente l’ultima cosa di cui ha bisogno in quel momento è un corteo di persone che gli urla contro di aver commesso un omicidio. Con questo non si vuole intendere che sia corretto impedire la libertà di parola o di manifestare, ma, come mostrato in Italia ed in altre parti del mondo, che ci sono altri modi per informare le donne su ciò che comporta sottoporsi ad un aborto (basti pensare ai camion vela).

Australia: il divieto alla testimonianza comprende la semplice divulgazione

Una corretta pubblicità dei centri assistenza pro vita e del messaggio che voglio diffondere è già un modo adeguato di proporre l’idea della vita prima di tutto. Per quanto riguarda le manifestazioni, invece, non è necessario che vengano fatte davanti alle strutture che consentono l’aborto. Diverso il discorso se la legge, come pare, vieta anche la distribuzione di volantini informativi che possano informare, consigliare le donne che ancora non hanno preso la decisione definitiva. Dello stesso avviso è il ministro della Famiglia Tanya Davies che, parlando dei ragazzi che offrono la propria testimonianza davanti alle cliniche dice: “Questi volontari si preoccupano profondamente delle donne. Offrono supporto e informazioni che non saranno sempre fornite all’interno della clinica per aborti. Non costringono le donne a seguire le loro opinioni, offrono semplicemente una scelta. Eppure questo disegno di legge criminalizzerà quell’offerta di scelta e la condivisione di informazioni”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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