La strage di Christchurch è un atto senza precedenti in Nuova Zelanda.
La nazione non aveva ancora fatto i conti con forze suprematiste presenti al suo interno. La sua società è fatta di migranti, di varie etnie e di varie religioni. Ma nessuno mai avrebbe pensato ad un attacco così efferato.
L’attentato contro le moschee, portato avanti da Brenton Tarrant, il suprematista bianco, ha portato dietro di se una scia di ben 50 vittime, tutte provenienti da paesi arabi, come Arabia Saudita, Bangladesh e Pakistan: un vero e proprio attacco allo straniero.
L’attacco di Christchurch è stato un atto di violenza contro una società che vede cresce, anche se con scarso consenso popolare, a livello politico, il partito di estrema destra e razzista Fronte Popolare. Sono state diverse le manifestazioni pubbliche durante le quali tale movimento politico cercava nuovi adepti, specie fra gli uomini.
Già nel 2017, all’università di Auckland, un gruppo di studenti portava avanti lo slogan del suprematismo bianco definendosi addirittura Movimento del dominio: l’obiettivo era quello di reclutare quanti più giovani possibili per una fratellanza bianca di nazionalisti.
È innegabile che si tratti di idee razziste, ma ancor più illogico è stato quello di colpire luoghi dove quelli che si definiscono suprematisti bianchi sapevano bene di trovare persone che pregavano il loro Dio, alcuni di questi erano anche rifugiati che avevano trovano in Nuova Zelanda un porto sicuro durante il loro viaggio per un futuro migliore.
Ma la cronaca neozelandese non è nuova a questi attacchi: dal 1989 in poi, sono stati vari e differenti gli episodi di matrice razzista o suprematista. Tutte in nome della razza bianca
ROSALIA GIGLIANO
Fonte: osservatoreromano.va
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