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Attacco strumentale dell’Oms: le chiese sono come gli stadi e le discoteche

L’incredibile attacco strumentale dell’Oms. Per l’organismo internazionale, i luoghi di culto sarebbero veicoli di nuovi contagi, al pari di stadi e discoteche.

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus (Websource/Archivio)

Ci si chiede di cosa si stia parlando, e se chi ha pronunciato queste parole sia mai veramente entrato, ad esempio, in una chiesa. In questi mesi i fedeli sono tornati a Messa dopo una dura chiusura da parte di molti governi internazionali, compresi quello italiano, che ha gettato i cristiani nello sconforto.

L’incredibile attacco strumentale dell’Oms ai luoghi di culto

“Con le riaperture, molti cominciano a vedere una ripresa dei contagi di Covid 19. Gran parte di questa ripresa dei contagi avviene in cluster di casi legati ad assembramenti di persone, compresi quelli negli stadi, nei locali, nei luoghi di culto e dove ci sono folle”, avrebbe affermato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

L’eritreo a capo dell’organizzazione internazionale ha spiegato che questi “possono essere la scintilla che provoca un incendio molto più grande. Ogni paese e comunità deve adottare le proprie decisioni per organizzare tali eventi in modo sicuro, in base al proprio livello di rischio. In alcune circostanze, può essere necessaria la sospensione di eventi per un breve periodo”.

Le parole inaudite dell’Oms: “può essere necessaria la sospensione”

Sono le parole inaudite di Ghebreyesus. “In altri casi, ci sono modi creativi per organizzare appuntamenti in modo sicuro minimizzando il rischio”, ha proseguito. “Nelle prossime settimane e nei prossimi avranno luogo eventi, festival e celebrazioni di ogni tipo. Ci sono modi per uno svolgimento in sicurezza, con un approccio che preveda misure in grado di garantire la sicurezza delle persone”.

Pensare che nell’Occidente libero e cristiano, o così lo era forse un tempo, ci siano governi che con piglio autoritario decidono di entrare nelle chiese per bloccare le celebrazioni, stabilendo cosa si può fare e cosa no, sarebbe stata fino a poco fa un’ipotesi alquanto inaudita e inaspettata.

Oms, l’assurdo paragone delle chiese a stadi e discoteche

L’idea che ora si perseveri in questa direzione, e che voglia continuare ad addossare i cristiani colpe legate al rialzo dei contagi, appare invece come un atto decisamente strumentale e del tutto illogico. Forse c’è bisogno di farsi un giro nelle chiese, la domenica, per rendersi conto delle attenzioni che i fedeli hanno per tutto ciò che riguarda le precauzioni sanitarie legate al rischio di contagio.

Photo web source ANSA

L’impressione di molti è che se in ogni luogo ci si comportasse come ci si comporta nelle chiese probabilmente il contagio sarebbe molto più controllato di quanto lo sia ora. Paragonare quello che succede nelle chiese a quanto accade praticamente ovunque, fa perciò sorridere. Quando non arrabbiare.

La differenza tra quanto accade nelle chiese e quanto accade fuori

In questi mesi abbiamo visto i fedeli recarsi alle funzioni liturgiche in maniera ben ordinata, in fila su posti distanziati e alternati. Che si alzano uno alla volta per entrare e uscire, e aspettano il sacerdote al proprio posto per la distribuzione della Comunione. Attentamente distribuita con guanti e pinzette sulla mano del fedele.

Abbiamo poi dall’altra parte visto discoteche, pub, luoghi di intrattenimento, stadi, attività sportive, spiagge, piscine, piazze e qualsiasi altro luogo d’Italia completamente invasi di persone. Senza la benché minima misura precauzionale contro il coronavirus. Bere, mangiare, ridere, scherzare, fare il bagno, sdraiarsi, rilassarsi, prendere un drink.

Se ovunque ci si comportasse come in chiesa, si vedrebbe la differenza

A molti di noi sarà capitato sentirci rispondere in maniera ironica, quando non stizzita, nel momento in cui abbiamo chiesto indicazioni su eventuali misure di precauzione per il contagio. E il problema sarebbero le chiese?

Se in ogni locale o piazza d’Italia ci comportasse come ci comporta in chiesa, forse a quest’ora saremmo in una situazione ben diversa. E si capirebbe anche che non è certo dalle chiese che vengono i problemi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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