Asia Bibi, riuscita a campare alla pena di morte, dopo essere stata ingiustamente condannata per blasfemia in Pakistan, fa sentire la sua voce, per le altre donne che ancora soffrono.
Dal Canada, luogo in cui si è rifugiata con la famiglia, lancia un appello al Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, perché “aiuti le nostre ragazze, abusate sessualmente, convertite con la forza e costrette a sposarsi”. Asia Bibi parla in una video, realizzato da “Aiuto alla Chiesa che Soffre! (Acs), meritevole di aver contribuito grandemente alla sua liberazione.
“Il Pakistan è di tutti i cittadini pakistani. Le minoranze religiose hanno diritto di cittadinanza e la legge pakistana prevede che ognuno abbia la libertà. Essa deve essere garantita e rispettata”. (…) “Quando il Pakistan venne fondato, il padre fondatore, Jinnah Muhammad Ali, nel suo discorso di apertura, ha garantito libertà religiosa e di pensiero a tutti i cittadini. Faccio appello al premier pakistano, specialmente per le vittime della legge sulla blasfemia e per le ragazze convertite con la forza, perché tuteli e protegga le minoranze che sono anch’esse pakistane. Da vittima, offro il mio esempio: ho sofferto molto e vissuto molte difficoltà”.
“Ringrazio Dio e quanti hanno pregato per me e per la mia liberazione, che per me è un motivo di gioia. Dio mi ha liberata dalle difficoltà in cui mi trovavo. In questi 10 anni di false accuse, ho sofferto molto per la mancanza della mia famiglia. Nessuna madre vorrebbe essere separata dai propri figli. Sono stata molto male anche fisicamente. Nel contempo, ho sentito forte la presenza di Dio”.
“La preghiera è il modo per relazionarsi con Dio e nel Vangelo è scritto che chiunque seguirà Cristo verrà perseguitato. Per restare saldi nella fede, la preghiera è necessaria. Ho due coroncine del Papa, una è rimasta in Pakistan, l’altra è sempre con me e ogni giorno recito il Rosario per la fede e per i perseguitati in Pakistan. Ringrazio Papa Francesco e Benedetto XVI che è intervenuto per me e ringrazio Acs, tutti i benefattori e tutti gli italiani”. (…) “Offro la mia disponibilità per dare visibilità alla condizione delle persone perseguitate come me, a causa della fede”.
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Antonella Sanicanti
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