Asia Bibi in attesa della sentenza. Preghiamo per lei

Asia Bibi, oggi la sentenza decisiva della Corte Suprema. Preghiamo per lei!
Oggi, 8 ottobre 2018, è prevista l’udienza definitiva sul caso Asia Bibi, la donna cristiana cattolica, detenuta da nove anni in cella di isolamento nel carcere di Multan in Pakistan, per un’assurda accusa contro di lei, quella di avere offeso il profeta Maometto.

Qual è la colpa di questa moglie e madre di cinque figli costretta a vivere in cella di isolamento in condizioni terribili?
Tutto è iniziato nel giugno 2009, Asia bracciante agricola a giornata, svolge il suo normale lavoro, quando scoppia un diverbio con le sue colleghe di religione mussulmana indignate perché lei ha osato toccare il recipiente dell’acqua, in quanto cristiana non le era consentito. Dopo qualche giorno la denunciano e da lì comincia il suo lungo calvario.
Viene picchiata, rinchiusa e violentata in uno stanzino e poi arrestata. Asia Bibi nega ogni accusa contro di lei e dichiara di essere perseguitata solo perché cristiana.

I fatti avvenire confermano le sue affermazioni. Dopo la prima assurda sentenza a novembre 2010, il giudice di Nakna, Naveed Iqbal, che la condanna a morte e nega qualsiasi attenuante a suo favore, le dà una chance, si di abiurare il suo credo. Un giorno è entrato nella sua cella e le ha offerto la liberazione se si fosse convertita all’Islam. Asia senza scomporsi lo ha ringraziato dicendogli che preferisce morire da cristiana piuttosto che uscire dal carcere da mussulmana:
“Sono stata condannata perché cristiana. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannato a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”

Parte un iter giudiziario. A circa quattro anni dalla presentazione del ricorso alla sentenza di primo grado, a ottobre 2014, l’Alta Corte di Lahore conferma la pena capitale.
E a giugno 2015 la Corte Suprema sospende la pena. Nonostante le gravissime irregolarità riscontrate durante il processo, per citarne alcune, il cancelliere del tribunale ha puntato una pistola alla testa dell’avvocato difensore e poi ci sono le prove evidenti del diverso trattamento giuridico riservato ai cristiani rispetto ai mussulmani nei casi di blasfemia, Asia Bibi continua a rimanere in carcere in condizioni disumane da ormai un decennio.

Le consentono di uscire dalla sua cella di isolamento solo per tre ore al mese, e di rado concedono ai suoi cari di farle visita. E mentre i media riportano che Asia sta bene e viene tenuta in buone condizioni, in realtà attraverso le guardie del carcere è trapelato che non sta affatto bene e inizia a manifestare segnali di perdita della memoria e di demenza.

Un caso terribile, disumano, con una risonanza mondiale, che ha provocato la morte di due politici pakistani che si erano schierati dalla sua parte e avevano richiesto la revisione della legge sulla blasfemia, ha scatenato minacce contro Asia e la sua famiglia da parte di gruppi mussulmani estremisti nel caso fosse stata rilasciata, ha mobilitato organizzazioni internazionali, giornate di digiuno e preghiera, un appello di papa Benedetto XVI per la sua scarcerazione e l’invio del cardinale Touran in Pakistan, e la vicinanza di papa Francesco che ha ricevuto in udienza il marito e la figlia maggiore di Asia Bibi, il 24 febbraio 2018.

Durante l’ultima udienza di oggi, la Corte Suprema del Pakistan, esamina il ricorso, presentato dagli avvocati difensori, arrivato al terzo e ultimo grado di giudizio, i giudici ascolteranno le posizioni sia della difesa che dell’accusa e decideranno se confermare o annullare la sentenza di pena capitale. Il pronunciamento dovrebbe esserci oggi stesso e tra un paio di giorni la pubblicazione ufficiale.

Preghiamo per Asia – che dal carcere sta pregando per i suoi persecutori, per tutti coloro che le hanno fatto e continuano a farle del male, perché la sua fede in Cristo è più forte dell’odio – affinché torni dalla sua famiglia che l’aspetta da oltre nove lunghissimi anni.

Simona Amabene