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Ascensione: il Signore non ci lascia soli ma inaugura una presenza nuova

La Chiesa cattolica italiana festeggia l’Ascensione del Signore al Cielo, nella domenica successiva ai canonici quaranta giorni dopo la Pasqua.

Con la solennità dell’Ascensione del Signore al Cielo si conclude la vita terrena di Gesù che con il suo corpo, alla presenza degli apostoli, ritorna al Padre. E non comparirà più sulla Terra fino alla sua seconda venuta, la Parusìa, per il Giudizio finale.

Dalla riflessione di don Paolo Ciccotti

“L’umanità che Gesù ha assunto incarnandosi, la nostra umanità, ora è portata nel cuore del Padre. Per questo motivo la festa di oggi ci riempie di consolazione e di gioia, guarisce le nostre ferite e paure perché ci dice quanto siamo amati. Gesù ascendendo al Cielo non se ne va, non si allontana da noi, ma inaugura una presenza nuova. Lo ha detto, lo ha promesso.”Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Il Signore non solo è accanto a noi, ma vuole abitare in noi. Vuole fare di ciascuno di noi, il tempio della sua Gloria. Gesù vive là dove ama, e noi siamo amati da Dio. E dunque Gesù vive in noi. Pensate un pò, ciascuno di noi di noi può dire:’Io sono il Paradiso di Dio’. Questo è quello che il Signore vuole realizzare nella nostra vita. Porre una stabile dimora in noi. Lo vogliamo noi questo? Siamo disposti veramente a fare spazio al Signore, ad accoglierlo, a lasciare che faccia di ognuno di noi il suo Paradiso?”.

Ascensione: perché in Italia si festeggia la domenica

In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività per eliminare alcuni ponti festivi, la Conferenza episcopale italiana ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua. Invece nel rito ambrosiano, si celebra il giovedì.

Mentre in altre nazioni è festa di precetto, il giovedì in cui cadono i quaranta giorni dopo la Pasqua ed è riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Indonesia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera.

Origine della festa dell’ascensione

Durante il Concilio di Elvira (ca. 300-313) fu discussa la data in cui celebrare l’Ascensione. E fu deciso che non andasse commemorata né nel giorno di Pasqua, né in quello di Pentecoste. Poiché secondo gli Atti degli Apostoli, l’Ascensione di Gesù è avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua, si celebra allora rispettando tale tempo. Poiché la Pasqua è una festa mobile, di conseguenza anche la data della festività dell’Ascensione varia.

Quindi è una festività molto antica e infatti Sant’Agostino descrive l’Ascensione come solennità già diffusa nel suo tempo. Ed è anche citata sia negli scritti di San Giovanni Crisostomo che di San Gregorio di Nissa l’Ascensione. In latino, l’Ascensione è detta Ascensio che significa salita. Essa è conosciuta altresì col termine greco Analepsis (salire su) e con Episozomene (salvezza). Quest’ultimo termine sottolinea che Gesù salendo al cielo ha completato l’opera della Redenzione.

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Ascensione: la preghiera

Nel Credo degli Apostoli, l’Ascensione viene menzionata con le parole:“Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”. E ancora riviviamo questo passaggio di Gesù dalla vita terrena a quella celeste, quando meditiamo il secondo mistero glorioso del Rosario.

Riferimenti nel Nuovo Testamento

Il riferimento più esaustivo è quello di Luca negli Atti degli Apostoli, nel capitolo iniziale, colloca l’Ascensione sul Monte degli Ulivi, al 40° giorno dopo la Pasqua e aggiunge: “Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’ avete visto andare in cielo” (At 1, 9-11)

Sempre Luca ne parla nel suo Vangelo:”Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo (Lc 24, 50-51). Poi l’evangelista Marco che ne fa un breve accenno:”Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16, 19).

Altri riferimenti

Mentre Giovanni parla precedentemente dell’Ascensione in maniera indiretta. Riporta il passo in cui Maria Maddalena, non era necessario che trattenesse Gesù Risorto, perché il momento della sua Ascensione, quaranta giorni dopo, non era ancora venuto e avrebbero avuto ancora tempo:’Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'”(Giovanni 20,17).

E poi l’evangelista Matteo, nel brano che conclude questo Vangelo, descrive invece il momento in cui Gesù appare ai discepoli su un monte della Galilea dove li aveva convocati. E li invia in missione nel mondo, congedandosi da loro con le parole:

“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(28,19-20).

Simona Amabene  

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Simona Amabene

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