Angelus: severo monito del Papa su una piaga dei nostri giorni

Una nuova invettiva contro le mafie che fanno sciacallaggio sulla pandemia, è arrivata oggi da Papa Francesco.

Durante l’Angelus odierno, il Santo Padre ha fatto riferimento alla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, giunta oggi alla sua 26° edizione.

“Vogliamo vedere Gesù”

Commentando il Vangelo di oggi (Gv 12,20-33), il Papa ha ricordato come, anche nel tempo attuale, il desiderio di molti uomini sia quello “vedere Gesù”. “Mentre Gesù si trovava a Gerusalemme per la festa di pasqua, alcuni greci, incuriositi da quanto Egli andava compiendo, esprimono il desiderio di vederlo”. In seguito, “Filippo ne parla ad Andrea e poi insieme lo riferiscono al Maestro”.

Il modo in cui Gesù risponde a quella richiesta “fa pensare” e sembra non rispondere alla “domanda posta da quei greci”. Quando parla del chicco di grano che deve morire per dare “molto frutto”, Gesù intende dire: “Se volete conoscermi e capirmi, guardate il chicco di grano che muore nel terreno, guardate la croce”.

La croce: un segno riconoscibile a chiunque

Per chiunque conosca poco il cristianesimo, “il segno più comune che incontra” è “il crocifisso”, diventato “nei secoli l’emblema per eccellenza dei cristiani”. Questo segno è presente “nelle chiese, nelle case dei cristiani”, può essere anche “portato sul proprio corpo”: l’essenziale è che “sia coerente con il Vangelo”, ha sottolineato il Santo Padre. “La croce – ha proseguito – non può che esprimere amore, dono di sé senza riserve: solo così essa è veramente l’‘albero della vita’, della vita sovrabbondante”.

Molte persone, “spesso senza dirlo, in modo implicito”, vorrebbero “vedere Gesù, incontrarlo, conoscerlo”. Ciò infonde una “grande responsabilità” per i “cristiani” e per le loro “comunità”. “Anche noi – ha affermato il Pontefice – dobbiamo rispondere con la testimonianza di una vita che si dona nel servizio. Si tratta di seminare semi di amore non con parole che volano via, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi, non con condanne teoriche ma con gesti d’amore”.

Allora il Signore, con la sua grazia, ci fa portare frutto, anche quando il terreno è arido a causa di incomprensioni, difficoltà o persecuzioni, legalismi o moralismi. Proprio allora, nella prova e nella solitudine, mentre il seme muore, è il momento in cui la vita germoglia, per produrre frutti maturi a suo tempo. È in questo intreccio di morte e di vita che possiamo sperimentare la gioia e la vera fecondità dell’amore”, ha quindi concluso il Papa.

“Le mafie si stanno approfittando della pandemia”

Dopo la recita della preghiera mariana, Francesco ha ricordato che oggi si celebra la Giornata Mondiale in memoria delle vittime delle mafie. “Sfruttando la pandemia”, ha ammonito, le mafie “si stanno arricchendo con la corruzione”.

A questo proposito, Bergoglio ha ricordato gli anatemi dei suoi predecessori: San Giovanni Paolo II denunciò la “cultura di morte” delle mafie, mentre, analogamente Benedetto XVI parlò di “strade di morte”.

Un cenno, infine, alla Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra domani. A riguardo, il Santo Padre ha invitato a “riflettere su questo meraviglioso e insostituibile dono di Dio. Per noi credenti sorella acqua non è una merce, è un simbolo universale ed è fonte di vita e salute. Troppi fratelli e sorelle hanno accesso a poca acqua e magari inquinata”.

Raccomandando le autorità di tutto il mondo di assicurare a chiunque “acqua potabile e servizi igienici, il Pontefice ha ringraziato coloro che “con diverse professionalità e responsabilità lavorano per questo scopo così importante”. Una menzione particolare è stata rivolta da Bergoglio all’“Università dell’Acqua” da anni attiva in Argentina.

Luca Marcolivio

 

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