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Discorsi del Papa

Angelus, Papa Francesco: “Fermatevi!”. La reazione dei fedeli in piazza San Pietro

Arriva da piazza San Pietro un accorato appello nei confronti di coloro che si ostinano a non ascoltare le parole di Francesco.

Una “scena dura“: Gesù scaccia i mercanti dal tempio, allontanando i venditori, rovesciando i banchi dei cambiavalute e ammonendo tutti con queste parole: “Non fate della casa del Padre mio un mercato“.

Papa Francesco durante l’Angelus dii oggi, 3 marzo 2024 (Photo Vatican Media)

“Casa” e “mercato”: ecco la differenza

Per il Santo Padre è stato lo spunto per meditare sulla differenza tra “casa” e “mercato”. Con riferimento al Vangelo odierno (Gv 2,13-23), troviamo “due modi diversi di porsi davanti il Signore. Nel tempio, inteso come mercato, per essere a posto con Dio, bastava comprare un agnello, pagarlo, consumarlo sulle braci dell’altare, comprare e pagare, consumare e poi ciascuno a casa sua“, ha ricordato il Pontefice.

Nel tempio, inteso come casa“, invece, “succede il contrario: si va per incontrare il Signore, per stare uniti a lui, stare uniti, fratelli, per condividere gioie e dolori“. Se al mercato “si gioca sul prezzo“, a casa “non si calcola“. “Al mercato si cercano propri interessi, a casa si dà gratuitamente“, ha aggiunto il Papa.

Gesù oggi è duro perché non accetta che il tempio mercato si sostituisca al tempio” inteso come casa, “non accetta che la relazione con Dio sia distante e commerciale anziché vicina e fiduciosa. Non accetta che i banchi di vendita prendano il posto della mensa familiare“.

Rompere i muri del silenzio e i vuoti delle distanze?

Il mercimonio che avviene presso il Tempio per Gesù è inaccettabile, in quanto “crea una barriera tra Dio e l’uomo, tra il fratello e il fratello“. Cristo, al contrario, “è venuto a portare comunione, a portare misericordia, cioè perdono, a portare vicinanza“. L’attuale Quaresima, ha sottolineato Francesco, è un’occasione per “fare in noi e attorno a noi più casa e meno mercato.

Angelus 3 marzo 2024 (Photo Vatican Media)

Pensiamo“, ha detto, “al silenzio imbarazzante, isolante, talvolta addirittura ostile, che si incontra in tanti luoghi. Chiediamoci allora, prima di tutto come la mia preghiera è un prezzo da pagare o è il momento dell’abbandono fiducioso, dove non guardo all’orologio ma a come sono i miei rapporti con gli altri? So dare senza aspettare il contraccambio? So fare il primo passo per rompere i muri del silenzio e i vuoti delle distanze?“.

Un grande “basta” e un grande applauso

Dopo la recita dell’Angelus, dal Bergoglio è giunto un nuovo richiamo ai troppi focolai di guerra nel mondo. “Porto quotidianamente nel cuore con dolore“, ha detto, “la sofferenza delle popolazioni in Palestina e in Israele dovuta alle ostilità in corso, le migliaia di morti, di feriti, di sfollati, le immani distruzioni causano dolore. E questo con conseguenze tremende sui piccoli e gli indifesi che vedono compromesso il loro futuro“.

Poi ha aggiunto: “Mi domando davvero: si pensa di costruire un mondo migliore in questo modo? Davvero si pensa di raggiungere la pace? Basta, per favore, diciamo a tutti noi Basta, per favore. Fermatevi!“. A queste parole, un convinto e corale applauso si è levato dai fedeli accorsi in piazza San Pietro.

Fedeli all’Angelus di piazza San Pietro (Photo Vatican Media)

Il Pontefice ha incoraggiato la prosecuzione del “negoziati per un immediato cessate il fuoco a Gaza e in tutta la regione, affinché gli ostaggi siano subito liberati e tornino dai loro cari che li aspettano con ansia e la popolazione civile possa avere accesso sicuro ai dovuti urgenti atti umanitari“.

Il disarmo è un “dovere morale”

Altro richiamo è andato alla “martoriata Ucraina, dove ogni giorno muoiono in tanti, c’è tanto dolore“. Con riferimento all’imminente Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione (5 marzo 2024), il Papa ha ammonito: “Quante risorse vengono sprecate per le spese militari che, a causa della situazione attuale, continuano tristemente ad aumentare?“.

L’auspicio di Francesco è che “la comunità internazionale comprenda che il disarmo è anzitutto un dovere morale“. Tutto ciò richiede “coraggio da parte di tutti i membri della grande famiglia delle nazioni di passare dall’equilibrio della paura all’equilibrio della fiducia“, ha quindi concluso.

Luca Marcolivo

Scritto da
Luca Marcolivo

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