Papa Francesco, nella sua catechesi dell’Angelus domenicale, pone l’attenzione su di un argomento del quale si parla spesso.
La correzione fraterna e il modo con cui praticarla, ispirandosi direttamente alle parole di Gesù Cristo, cercando di evitare il chiacchiericcio che viene visto come “una sorte di peste”.
Tantissimi erano i fedeli presenti in Piazza San Pietro che hanno ascoltato le parole del Papa.
Come ogni domenica, sono stati tantissimi i fedeli che hanno ascoltato con attenzione le parole e la catechesi che Papa Francesco ha portato avanti nel suo consueto Angelus domenicale. Il Pontefice ha parlato dell’importanza della correzione fraterna, come praticarla e, al tempo stesso, ispirandosi anche alle parole di Gesù.
Guardiamo a Gesù e ispiriamoci a lui per capire come aiutare e correggere il nostro fratello, facendogli capire in che modo prendere atto del suo errore e, fraternamente correggerlo. Papa Francesco ha definito, infatti, la correzione fraterna “una delle espressioni più alte dell’amore, e anche delle più impegnative”.
Se da un lato si corregge, dall’altro lato Francesco ci mette in guardia anche dal pettegolezzo: “Questo non è giusto e non piace a Dio. Non mi stanco di ripetere che il chiacchiericcio è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione, sofferenza e scandalo, e mai aiuta a migliorare e a crescere” – afferma.
Cosa ci insegna Gesù? Ad usare la lealtà, il coraggio, la chiarezza e la discrezione nel parlare. E se il nostro fratello non riesce a comprendere, ha bisogno d’aiuto, facciamoci aiutare, perché il nostro obiettivo deve essere il suo bene e la sua correzione dall’errore: “Puntare il dito contro non va bene, anzi spesso rende più difficile per chi ha sbagliato riconoscere il proprio errore. Piuttosto, la comunità deve far sentire a lui o a lei che, mentre condanna l’errore, è vicina con la preghiera e con l’affetto, sempre pronta a offrire il perdono e a ricominciare” – spiega il Papa.
Domandiamoci una cosa, afferma Francesco, ovvero come noi ci comportiamo: “Come mi comporto io con chi sbaglia contro di me? Tengo dentro la cosa e accumulo rancore? Ne faccio motivo di chiacchiere alle spalle? Oppure cerco di parlarci? Prego per lui o per lei, chiedo aiuto per fare del bene? E le nostre comunità si fanno carico di chi cade, perché possa rialzarsi e iniziare una vita nuova? Puntano il dito o aprono le braccia?” – conclude, invitandoci a guardare alla Vergine Maria come modello d’amore.
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