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Angelus: il Papa dall’ospedale indica qual è il modello sanitario migliore

Voce affaticata ma morale alto: così è apparso il Papa nella sua prima apparizione pubblica dopo l’intervento chirurgico di domenica scorsa.

Non è la prima volta che un pontefice tiene l’Angelus domenicale al Policlinico Gemelli di Roma. Capitò più volte a San Giovanni Paolo II, che ribattezzò scherzosamente il noto ospedale cattolico il “Vaticano 3”.

“Ungere” l’altro con l’ascolto e l’aiuto

Oggi è toccato a papa Francesco, che provvidenzialmente ha potuto meditare su un Vangelo che evoca le guarigioni compiute dai discepoli, i quali “ungevano con olio molti infermi” (Mc 6,13).

L’“olio” cui fa riferimento l’evangelista è “certamente il sacramento dell’Unzione dei malati, che dà conforto allo spirito e al corpo”, ha spiegato il Santo Padre. È anche, tuttavia, l’olio dell’“ascolto”, della “vicinanza”, della “premura”, della “tenerezza di chi si prende cura della persona malata: è come una carezza che fa stare meglio, lenisce il dolore e risolleva”.

Tutti abbiamo bisogno prima o poi di questa ‘unzione’ – ha proseguito il Pontefice – e tutti possiamo donarla a qualcun altro, con una visita, una telefonata, una mano tesa a chi ha bisogno di aiuto”. Nel “protocollo del Giudizio Finale – ha ricordato – una delle cose che ci chiederanno sarà la nostra vicinanza ai malati”.

Il modello sanitario italiano? Da imitare…

Il Papa ha ringraziato tutti i fedeli, che si sono preoccupati di lui durante l’intervento e la convalescenza: “Ho sentito molto la vostra vicinanza e il sostegno delle vostre preghiere. Grazie di cuore!”, ha detto.

In questi giorni di ricovero al Gemelli, Francesco ha “sperimentato quanto sia importante un buon servizio sanitario, accessibile a tutti, come c’è in Italia e in altri Paesi”. Un servizio del genere è un “bene prezioso” che “non bisogna perdere”.

Bergoglio ha quindi espresso il proprio “apprezzamento” e il proprio “incoraggiamento ai medici e a tutti gli operatori sanitari e al personale degli ospedali”. Ha inoltre esortato a pregare “per tutti i malati, specialmente per quelli in condizioni più difficili: nessuno sia lasciato solo, ognuno possa ricevere l’unzione dell’ascolto, della vicinanza e della cura”.

Anche nella Chiesa – ha aggiunto – succede a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la vocazione, nella Chiesa, non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito. Non dimenticatevi di questo: salvare le istituzioni gratuite

Un pensiero speciale l’ha rivolto ai bambini ricoverati (alcuni piccoli degenti si sono affacciati assieme a lui dal balcone del Gemelli): “Perché soffrano i bambini è una domanda che tocca il cuore”, ha commentato.

“Niente più plastica in mare!”

Al termine della preghiera mariana, il Santo Padre ha rinnovato la propria preghiera per Haiti, scossa dal recente assassinio del presidente Jovenal Moise e dal ferimento della moglie di quest’ultimo. “Mi unisco all’accorato appello dei vescovi: deporre le armi e scegliere la vita”, per avviarsi finalmente a un “cammino di concordia”.

In occasione della “Domenica del Mare”, poi, il Pontefice ha pregato per i marittimi e per “quanti hanno nel mare una fonte di lavoro e di sostentamento. Ha quindi esortato la comunità mondiale ad “avere cura degli oceani”. “Niente plastica in mare!”, ha ammonito.

Un saluto e una benedizione anche per i partecipanti “al pellegrinaggio di Radio Maria al santuario di Czestochowa, in Polonia.

Infine, nella ricorrenza liturgica di San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, Francesco ha rivolto i propri “auguri ai benedettini e alle benedettine”, nell’auspicio che “l’Europa sia unita nei suoi valori fondanti”.

Ad assistere all’Angelus, un nutrito gruppo di fedeli radunatisi nel piazzale principale del Policlinico Gemelli, sotto il sole cocente di luglio. Qua e là, dalle finestre dell’ospedale, si sono affacciati un discreto numero di medici e infermieri.

Luca Marcolivio

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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