In questa quarta domenica di Quaresima, l’attenzione di Papa Leone, nella sua catechesi per l’Angelus, si concentra su di un particolare del brano del Vangelo di oggi.

Il cieco nato: la cecità non sta solo in una condizione fisica ma anche in tutto ciò che non riusciamo a vedere con i nostri occhi limpidi. La fede, come afferma il Pontefice, non deve essere un atto cieco, ma bisogna viverla “con occhi aperti”, proprio come ha fatto e ci ha insegnato Gesù.
Tante sono le domande che il nostro cuore si pone, afferma il Papa e, proprio per dare risposta a ciascuna di esse, anche alle più difficili, bisogna avere “una fede sveglia, attenta e profetica”.
Ridare la vista al cieco: il vero significato
Davanti ad una Piazza San Pietro sempre gremita di fedeli e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, Papa Leone si è affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico per la consueta recita dell’Angelus domenicale, quanto anche per dare una sua breve catechesi in merito al brano del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima. Il Vangelo di oggi ci racconta dell’episodio del cieco nato, darrato da Giovanni.
Questa pagina del Vangelo può avere diverse interpretazioni: “[…] Il mistero della salvezza: l’umanità camminava nelle tenebre, Dio ha inviato il suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi […] dall’altra esorta a prendere coscienza di essere stati guariti dall’amore di Cristo ed incoraggia a vivere un cristianesimo ‘dagli occhi aperti” – afferma Leone XIV.

Papa Leone: “La fede non sia un atto cieco”
C’è anche un’altra visione in merito che il Papa dà, ed è quella del guardare alla fede con occhi diversi: “La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo. Al contrario, la fede ci aiuta a guardare «dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere» e, perciò, ci chiede di “aprire gli occhi”, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo”.
Nella sua breve catechesi, il Papa ci aiuta a ripercorrere insieme quelle che sono le tappe della storia di salvezza: dall’annuncio dei profeti dell’arrivo del Messia che avrebbe aperto loro gli occhi quanto anche ai ciechi, sino a quando Gesù, con la sua misisone, ha mostrato proprio la via per riacquistare la vista: “Tutti siamo “ciechi dalla nascita”, perché da soli non riusciamo a vedere in profondità il mistero della vita. Perciò Dio si è fatto carne in Gesù, perché il fango della nostra umanità, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verità” – ha concluso.
Un ultimo particolare: a breve, il Santo Padre tornerà ad abitare nelle stanze del Palazzo Apostolico, sede del Papa e dei suoi collaboratori, fino a Benedetto XVI. Chiusa poi, per 13 anni, nel pieno del pontificato di Francesco (che aveva scelto di restare a risiedere a Casa Santa Marta), a breve e dopo intensi lavori di messa a nuovo, ospiterà Leone XIV.







