Papa Leone XIV ricorda come Gesù trafigura il dolore umano e lancia un appello a fermare la spirale di violenza prima che diventi una voragine irreparabile.

In questa II Domenica di Quaresima papa Leone XIV ha recitato il consueto Angelus di mezzogiorno dalla finestra del Palazzo Apostolico in piazza San Pietro.
Partendo dal Vangelo del giorno, in cui la liturgia propone l’episodio della Trasfigurazione del Signore il pontefice ha volto lo sguardo al dolore che in Gesù è trasfigurato. La Trasfigurazione anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di resurrezione.
Papa Leone XIV all’Angelus: il dolore è trasfigurato in Gesù
Il Santo Padre pone l’accento sulla “luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocefissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria“.

Mentre il male riduce la carne a “merce di scambio o a massa anonima“, questa stessa carne “risplende nella gloria di Dio“. A tutto ciò possiamo guardare con uno sguardo di meraviglia e di amore, sottolinea il papa.
E aggiunge che “alla solitudine agnostica lo Spirito Santo riscatta offrendo una comunione eterna di vita e di grazia“. Per afferrare ciò che gli apostoli sul monte Tabor hanno visto, la gloria di Dio, occorre tempo, spiega il papa.
Ci vuole “tempo di silenzio per ascolare la Parola, tempo di conversione per gustare la compagnia del Signore“. Tutto questo possiamo sperimentarlo proprio durante la Quaresima. Mentre lo facciamo, il papa ci esorta a chiedere l’intercessione della Beata Vergine Maria affinché custodisca i nostri passi in questo cammino.
L’appello alla pace in Medio Oriente e nel mondo
Dopo aver recitato la preghiera dell’Angelus e aver impartito la Benediziona apostolica, papa Leone ha espresso i suoi sentimenti di forte preoccupazione per l’attuale situazione in Medio Oriente ed in Iran e per gli ultimi sviluppi di queste ore drammatiche.
Ha specificato che la stabilità e la pace non si costruiscono con le minacce reciproche né con le armi, ma soltanto atraverso un dialogo ragionevole e responsabile.
In questa circostanza in cui c’è la possibilità di una “tragedia di proporzioni enormi” il Santo Padre ha rivolto un accorato appello alle parti in causa di assumersi la responsabilità morale di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile“.
Il papa auspica che la diplomazia possa trovare il suo ruolo per promuovere il bene dei popoli i quali anelano ad una convivenza pacifica e che sia fondata verso la giustizia. L’invito che ha rivolto a tutti i pellegrini presenti e in generale a tutti i fedeli è di pregare per la pace.







