«Anche se sono ancora atea» credo ai miracoli.Dichiarazioni shock..

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La professoressa Jacalyn Mary “Jackie” Duffin, nata in Canada nel 1950, è ematologa e storica della Medicina. Oggi è titolare della Hannah Chair di Storia della medicina alla Queen’s University di Kingston, nell’Ontario; in precedenza è stata anche presidente dell’American Association for the History of Medicine e della Canadian Society for the History of Medicine.

Un giorno si trovò a esaminare, come quasi ogni dì, per mestiere, del midollo osseo umano. Guardando nel microscopio, vide del sangue gravemente attaccato dalla leucemia e stabilì che il paziente cui apparteneva era certamente morto. Correva il 1986, e la scienziata non aveva – com’è di prassi – alcuna idea di chi fosse quel paziente. Riteneva, come spesso le accadeva, che si trattasse dell’ennesimo caso di patologia forense, utile magari per qualche processo.

Continuando a esaminare, si rese conto che quel paziente era pure stato sottoposto a chemioterapia, e a più riprese, come se il male fosse tornato a destarsi ferocemente proprio nel momento in cui sembrava finalmente debellato. Morte certa, senza dubbio. E invece no. La Duffin scoprì in seguito che il paziente era una donna, di Ottawa, e che era ancora viva sette anni dopo quella terribile disavventura. E che il processo cui serviva la sua perizia medica su quel sangue era di natura ecclesiastica: il processo di canonizzazione della beata Marie-Marguerite d’Youville (1701-1771), la prima nativa del Canada esaltata alla gloria degli altari.

Per il processo di suor Marie-Marguerite, come per tutti questi tipi di processo, si doveva stabilire con assoluta certezza che la beata avesse operato un miracolo, il secondo, quello appunto necessario per essere proclamata santa. Il caso di quella donna affetta da leucemia era perfetto, ma il Vaticano aveva già rigettato una prima perizia, avendo stabilito che la donna in questione aveva visto il proprio male attenuarsi dopo il secondo ciclo di chemioterapia. Insomma, niente apparente guarigione, ripresa della malattia e nuova inspiegabile guarigione definitiva, ma semplice effetto positivo dei farmaci. Nessun miracolo, quindi. Gli esperti di Roma avevano però accettato di rivedere il caso solo se un medico terzo, inconsapevole del contesto dell’indagine, avesse esaminato la questione e fosse giunto a constatazioni diverse. Il dossier arrivò dunque, anonimo, sul tavolo della professoressa Duffin. E la Duffin, senza sapere di cosa si trattasse, concluse che la portatrice di quel sangue malato era certamente morta. Ma non era così. Era viva. E in modo scientificamente inspiegabile. Tutto finì al tribunale ecclesiastico incaricato del processo. Anche la paziente inspiegabilmente guarita testimoniò, e così fece pure il suo medico curante. La donna enigmaticamente guarita disse di avere pregato Dio per intercessione della beata Marie-Marguerite.

Ora, la Duffin non aveva mai udito parlare di canonizzazioni. E non aveva la minima idea del fatto che l’accertamento di un miracolo richiedesse tanta perizia scientifica. Una volta saputo, dopo, che il suo esame sarebbe servito per il processo della beata Marie-Marguerite, presa da enorme curiosità, si mise a leggerne la biografia. Nata a Montreal, suor d’Youville aveva fondato un asilo per i poveri e per i disabili, un ospizio, una mensa per gl’indigenti e infine un ordine di suore, le Suore della carità (dette “Suore grigie”), il quale avrebbe a propria volta fondato scuole in tutto il mondo.

Suor Marie-Marguerite, beatificata dal beato Giovanni XXIII nel 1959, venne infine canonizzata il 9 dicembre 1990 dal beato Giovanni Paolo II. Le suore del suo ordine, che avevano chiesto l’avvio dell’iter processuale, invitarono la Duffin a Roma per la celebrazione ma ella esitò. Atea, sposata a un ebreo, non le pareva il caso. Ma poi cedette. Alla cerimonia alcuni postulanti canadesi le diedero un libro che le stravolse la vita. Era una copia della Positio super virtutibus della beata, con il racconto del miracolo di Ottawa per accertare il quale era stata chiesta la perizia della Duffin.

La professoressa si rese conto in quel momento che la sua expertise sarebbe rimasta negli Archivi vaticani per sempre. E le venne la curiosità di guardare dentro quegli Archivi. Oggi il suo curriculum è ricco di otto libri e di decine di articoli specialistici di Storia della medicina. Due in particolare nascono dall’esperienza iniziata analizzando quel sangue ignoto colpito dalla leucemia.

Il primo, Medical Miracles: Doctors, Saints, and Healing in the Modern World (Oxford University Press, Cambridge [Massachusetts] 2008), analizza 1400 miracoli usati nei processi di canonizzazione di centinaia di santi nel corso di 400 anni. Sono quasi tutti casi di guarigione e la maggior parte implica le conoscenze scientifiche più all’avanguardia nonché la testimonianza diretta di medici. Il secondo, Medical Saints: Cosmas and Damian in a Postmodern World (Oxford University Press, 2013), parte dall’esperienza personale dell’autrice con il miracolo di Ottawa e arriva fino a interrogarsi sul culto di cui sono ancora oggi fatti oggetto i santi medici Cosma e Damiano, martirizzati nell’anno 303. Negli Stati Uniti, dice lei, quei due santi sono sempre più popolari.

La paziente di cui la Duffin analizzò il sangue marcio per la canonizzazione della beata Marie-Marguerite d’Youville? È ancora viva 30 anni dopo. E la Duffin? Oggi scrive: «Io non so spiegarmi come. Ma lei sì».

«Anche se sono ancora atea», afferma la scienziata della Queen’s University, «credo ai miracoli: eventi straordinari che accadono e per i quali non vi sono spiegazioni scientifiche».

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