Il corso Umberto è stato sgomberato dalle macerie che sono, però, accumulate lungo i bordi della strada ed il centro della città non è stato per nulla ricostruito.
I resti della torre Civica e della torre campanaria della Chiesa di Sant’Emidio sono tenuti in piedi dalle impalcature, ma mancano della parte della costruzione caduta nel crollo, seguito al sisma.
Ecco le parole del Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi: “Vedere questo spettacolo è come una coltellata, ma la riapertura del corso è stato un modo per migliorare un po’ la viabilità della zona, per evitare i giri che fino ad oggi bisognava fare per raggiungere il centro e le 69 frazioni del nostro Comune”.
E così la memoria di ciò che successo, ormai due anni fa, rimane impressa nel cuore degli abitanti della zona, ma rivissuta ogni giorno, guardando le vie disastrate, che ricordano quei tragici momenti e le vite che hanno portato via al loro affetto.
Intanto, un centro commerciale è stato costruito con i fondi della Regione Lazio, proprio accanto alle casette prefabbricate dei superstiti, circa 500.
Prima del terremoto, erano 2700 gli abitanti che investivano le loro risorse in quel territorio, conosciuto in tutto il mondo.
Oggi, sono 1700, molti dei quali stanno aspettando gli aiuti economici dallo Stato, per una ricostruzione più dignitoso.
“L’economia sta riprendendo, certo ci vorranno anni, ma la situazione sta migliorando”, dice il responsabile della scuola alberghiera di Amatrice, Fabio D’Angelo.
Ma il signor Roberto Serafini, titolare dell’edicola/bazar del posto, replica: “Macché, sono soprattutto operazioni d’immagine. I centri commerciali sembrano carceri, per fare le casette abbiamo consumato il territorio e il 70% delle macerie sta ancora lì”.
Le opinioni, i sentori e i sentimenti sono contrastanti, ma il Sindaco precisa: “C’è ancora tanto da fare, ma è il 40 per cento. Capisco se ci sono concittadini che non sono ottimisti, ma alla ripresa ci si deve credere. Io ci credo, se cambiamo alcune cose”.
Antonella Sanicanti
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