Alla classica educazione sessuale verrà aggiunta anche l’educazione omosessuale

 

Con omofobia s’intende la paura dello stesso (di ciò che è uguale a noi), applicata nel contesto moderno ha assunto l’accezione di paura dell’omosessualità, dunque, l’omofobo è colui che ha paura dell’omosessualità e dell’omosessuale in genere. Questa terminologia è entrata a far parte del vocabolario comune a partire dagli anni ’70 e nel corso del tempo da una semplice definizione di categoria psicotica è divenuta un etichetta per marchiare chi considera sbagliata l’omosessualità.

 

Omofobo è diventato sinonimo di retrogrado, ignorante, ottuso, in una parola “Nemico”. Si può variamente discutere sull’argomento giungendo a delle conclusioni disparate, ci sono gradi di pensiero che non sfociano necessariamente nella paura del diverso ma che rientrano nella semplice formulazione di un pensiero personale ed indipendente dalla logica di massa, eppure oggi basta un nulla per essere etichettato come omofobo con tutte le sfaccettature annesse.

 

Quello che viene naturale chiedersi è se non si possa essere liberi di non approvare l’omosessualità senza per questo essere denigrati, purtroppo, la risposta a questa domanda è che non si è liberi, quindi ci chiediamo, che fine ha fatto la libertà di pensiero sancita dalla costituzione? Su questo argomento è svanita è nata una classe di intoccabili che non può essere criticata qualunque cosa cerchi di ottenere.

 

A questa logica non si sfugge, alla classica educazione sessuale (introdotta in Italia da breve tempo) verrà aggiunta l’educazione omosessuale, una variante obbligatoria dato l’equiparazione che vige in questo periodo. Come si è arrivati a questo? Come è possibile che una pratica contro natura è divenuta di colpo accettata e “Normale”?

 

In molti sostengono che si sia trattato di quella che il sociologo Overton definiva ingegneria sociale: una tematica sociale avversa viene introdotta, si trovano le eccezioni e le si giustificano. Comincia un dibattito sociale e, con il giusto periodo di tempo per fare assorbire il nuovo concetto, si inverte il paradigma, adesso l’idea che era avversa è quella dominante e chi la contesta è colui che sbaglia.

 

Il fine dichiarato di una simile pratica è quello di introdurre nuove categorie di pensiero nella massa, ma qual è il secondo fine? Giustizia? Nel caso dell’omosessualità, con ogni probabilità, è quello di creare il businness delle nascite in provetta e dell’utero in affitto, ci piegheremo anche a questo?