Al Salamò Alaikum! Con questo saluto, che in arabo è un augurio di pace, il Papa ha dato inizio alla Conferenza Internazionale per la Pace del Cairo (Egitto), voluta dal Grande Imam della Moschea di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayeb, alla presenza di molte autorità religiose, musulmane e cristiane.
Papa Francesco ha sottolineato come quella egiziana sia una delle più antiche civiltà, che ha definito l’attività socio-politica-economica del Mediterraneo, insieme a quella romana, per lungo tempo.
Questa tradizione non può pertanto trascurare lo scorrere del tempo, l’importanza degli eventi passati, per proiettarsi al futuro, un avvenire che ha bisogno dell’educazione alla pace, nel rispetto dell’altro e della dignità umana. Gli altri, a prescindere dal luogo o dalla cultura di provenienza devono diventare “parte integrante di sé”, nonché “occasione di incontri e condivisioni”, per “camminare insieme”. E’ questo, sottolinea Papa Francesco, che ci permette di imparare e di crescere civilmente tutti.
Fondamentale, per avviare un buon dialogo tra le genti, è basarsi sul dovere dell’identità, che scongiura ogni ambiguità nell’incontro con l’altro, rendendoci più sinceri e autentici; sul coraggio dell’alterità che ci insegna invece ad accettare chi è diverso da se stesso, come compagno di cammino, anziché come antagonista; sulla sincerità delle intenzioni, che evita che il dialogo diventi una strategia di tornaconto e fa in modo che sia “una via di verità” che “trasforma la competizione in collaborazione”.
I diritti e la libertà di ognuno, poi, devono essere considerati il perno e il fine di ogni dialogo che voglia portare dalla conoscenza del prossimo e alla pace duratura, “perché l’unica alternativa alla civiltà dell’incontro è l’inciviltà dello scontro”.
Tutti i popoli, i cristiani, i musulmani, così come tutti gli altri credenti, sono chiamati a porre rimedio alle nefandezze accadute finora, con una rielaborazione di alcune dinamiche sociali, tenendo ben presente lo scopo di convivenza.
Il Papa ha invocato poi, su questi propositi, l’intercessione di san Francesco d’Assisi, che ben 8 secoli fa, incontrò, proprio in Egitto, il Sultano Malik al Kamil.
Non ha mancato inoltre di citare i fatti accaduti sul Sinai, dove, tra i dieci Comandamenti dati a Mosè, risuonò forte il “non uccidere”, che, oggi come allora, invita ogni uomo a non alzare mai la mano contro il fratello, e che richiama immediatamente il bisogno di denunciare coloro che in nome di Dio, oggi, uccidono e massacrano, usano violenze inaudite e programmate contro il prossimo: Dio è un Dio di pace, “Dio salam”.
Il Papa ribadisce che la violenza profana la fede e che fede e violenza non sono possono coesistere “Diciamo insieme: più si cresce nella fede in Dio, più si cresce nell’amore al prossimo” e, se riconosciamo che Dio è nostro Padre, non possiamo che essere fratelli nella“costante lotta al male”, come “costruttori di pace”.
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