Aggredito dalla lobby LBGT, risponde: “Non smetterò di difendere la dottrina cattolica”

 

Il vescovo di Solsona, Monsignor Xavier Novell, è stato al centro di critiche e proteste da parte della comunità LGBT della sua città, per aver messo in dubbio la mascolinità e la presenza dei padri nella famiglia moderna. Il giorno seguente a questa dichiarazione è stato costretto ad uscire scortato dalla sua chiesa per la presenza aggressiva di manifestanti, ma ciò nonostante ha detto di non essere spaventato dalle accuse e dalle minacce piovutegli in questi giorni e che dunque continuerà ad insegnare la dottrina della persona così com’è intesa dalla Chiesa Cattolica.

Tutto è cominciato quando Monsignor Novell ha pubblicato un messaggio in cui scriveva: “Se il fenomeno crescente della confusione nell’orientamento sessuale di molti adolescenti non si debba al fatto che nella cultura occidentale la figura del padre è simbolicamente assente, deviata, evanescente, e anche la mascolinità sarebbe messa in discussione”. La frase è stata interpretata come un attacco alle comunità e alla famiglia omosessuale ed a quella mono genitoriale, tanto che il giorno dopo gli attivisti ed i politici in favore della famiglia omosessuale si sono scagliati contro di lui.

Persino la prefettura di Solmona ha preso le distanze dalle parole del religioso, scrivendo su Twitter questo commento: “Esprimiamo il nostro rifiuto nei confronti delle infelici esternazioni del vescovo Xavier Novell”, rinnovando allo stesso tempo il sostegno alla comunità LGBT ed auspicando che Solsona non venga legata ad “Idee così retrograde”. Insomma tutta la città di Solsona si è schierata contro l’Arcivescovo, costringendolo a pubblicare una rettifica delle sue precedenti affermazioni in cui spiega il suo vero pensiero.

Nella lettera in risposta alle critiche Monsignor Novell comincia presentando le proprie scuse a chi si è sentito offeso dalle sue parole: “Se qualcuno si è sentito ferito o incolpato dalle mie parole e dall’insistenza di alcuni a considerare il mio silenzio pregiudizievole per la convivenza sociale e per la Chiesa. Non volevo offendere nessuno”, ha aggiunto, spiegando anche di aver chiesto “perdono ai padri e alle madri che sono rimasti feriti. Ho ricevuto telefonate e lettere di alcuni di loro, e lamento il fatto che si siano sentiti giudicati dalla mia domanda”.

Quindi, dopo aver ringraziato chi non ha travisato le sue parole ed aver ribadito di essere d’accordo con quanto afferma la Chiesa, ovvero che ogni persona è degna di rispetto qualunque sia il suo orientamento religioso, politico o sessuale, ha spiegato di non aver intenzione di cambiare il suo modo di concepire la vita e la famiglia: “La mia intenzione non era quella di provocare un conflitto aperto con i difensori dell’ideologia di genere, ma non smetterò di difendere il diritto dei pastori della Chiesa di insegnare la dottrina cattolica, protetti dalla libertà d’espressione e dalla libertà religiosa”.