Il grande scrittore cattolico – il più tradotto al mondo – è morto ieri, alla sera del Venerdì Santo. Accompagniamo con la preghiera uno dei maggiori protagonisti del giornalismo e del pensiero cattolico dei nostri tempi.

Nel 2021, al compimento degli ottant’anni di età, con la schiettezza che gli è sempre stata propria Vittorio Messori aveva invitato tutti a pregare affinché potesse fare una buona morte. E proprio lui che nella sua lunga carriera giornalistica ha insegnato a scrutare con estrema attenzione i segni – piccoli o grandi – del Cielo ha terminato il suo pellegrinaggio terreno al tramonto del Venerdì Santo, nella sua casa di Desenzano.
Nel giorno in cui i cattolici celebrano la Passione e Morte del Signore si sono dati appuntamento i grandi temi che hanno scandito la vita – non solo professionale -di Vittorio Messori: l’incontro appassionato con la figura di Gesù Cristo e il mistero della sofferenza e della morte.
Non per nulla al clamoroso successo di Ipotesi su Gesù – indagine del 1976 sull’attendibilità storica dei Vangeli documentata come un saggio e appassionante come un giallo – lo scrittore nato a Sassuolo nel 1941 aveva fatto seguire Scommessa sulla morte, il secondo libro che a distanza di sei anni dall’esordio aveva affrontato il problema che sta al cuore stesso del messaggio cristiano: il senso della vita e, dunque, della morte.
Vittorio Messori, lo scrittore che ha difeso fede e ragione
In tantissimi lo hanno seguito lungo questo percorso che ha portato Messori a scoprire e approfondire le ragioni della fede senza mai dimenticare, pascalianamente, les raisons de la raison. Blaise Pascal, uno dei grandi riferimenti messoriani, lo ha sempre accompagnato in questo cammino di fede e ragione (e non sembra un caso nemmeno questo, visto che Pascal in italiano significa «Pasquale»).
Nel segno della Pasqua anche la morte della moglie di Messori, Rosanna Brichetti, che lo ha preceduto il Sabato Santo di quattro anni fa, il 16 aprile 2022. Certo, per uno spirito scettico queste sono semplici coincidenze. Ma per un cristiano valgono ben di più le parole di Padre Pio: «Le coincidenze sono coincidenze. Ma c’è qualcuno lassù che organizza le coincidenze».

Vittorio Messori ha avuto il coraggio di accostarsi ai temi decisivi dell’esistenza umana – la pretesa cristiana e la morte – con un approccio argomentato, quasi da detective della fede, che ha stimolato nei suoi lettori la stessa ricerca. Il filosofo-contadino Gustave Thibon auspicava un «incontro nuziale tra l’intelligenza e la fede». In un tempo in cui il sentimentalismo e il pulsionale a buon mercato dilagano ovunque, era necessario che qualcuno riportasse la ragione alla sua vera funzione: quella, scrive sempre Thibon, di «eliminare il falso mistero».
Il Cristianesimo è la religione del Logos – che in greco significa sia parola che pensiero. Al principio, ci dice il prologo di Giovanni, c’è il Logos, non il pathos. La ragione, afferma ancora Thibon, è chiamata a «potare e sfrondare l’albero della fede». La ragione ha il compito di purificare la fede, non quello di prenderne il posto.
Queste nozze sono di capitale importanza: una fede senza logos, ossia senza ragione, scivola inesorabilmente verso il fanatismo, il soggettivismo, la violenza. Una ragione senza fede, invece, scade nell’idolatria. Come accadde al tempo dei miti rivoluzionari con la Dea Ragione, elevata a idolo mai sazio di sangue umano.
Apologeta e intervistatore di papi
Il metodo messoriano – incontro tra fede è ragione – coincide con la grande lezione insegnata a Ratisbona da papa Benedetto XVI, insieme al quale – quando ancora era prefetto dell’ex Sant’Uffizio – Messori fece uscire Rapporto sulla fede, libro-intervista del 1985 che non è esagerato definire il manifesto di un cambio di rotta nella Chiesa dopo la grande ubriacatura liturgica e dottrinale negli anni Settanta.
Nel 1994 Messori – lo scrittore cattolico più tradotto al mondo – sarebbe diventato il primo laico a scrivere un saggio con un Papa. Ci riferiamo a un altro libro-intervista: Varcare le soglie della speranza, scritto a quattro mani con Giovanni Paolo II. Il più grande servizio reso alla Chiesa rimangono però le opere apologetiche (dal verbo greco apologhémai ovvero «parlare in propria difesa») di Messori: la trilogia su Gesù iniziata col già menzionato Ipotesi su Gesù (1976), proseguita con Patì sotto Ponzio Pilato (1992) e completata con Dicono che è risorto (2000).
Non trovo migliore conclusione delle parole scritte nella prefazione di Pensare la storia – un altro dei libri fondamentale di Messori, prima raccolta dei suoi apprezzati “Vivai” – da un altro grande maestro del rapporto fede-ragione, il cardinale Giacomo Biffi: «Messori è, ringraziando il Cielo, autore originale e personalissimo, e non c’è obbligo di condividere tutte le sue sempre geniali opinioni. Ma non possiamo non condividere tutti – e tutti apprezzare – il suo coraggioso servizio alla verità e il suo amore per la Chiesa».







