Grande commozione per l’ultimo saluto allo chef che amava i poveri

Celebrati a Santa Maria in Trastevere i funerali di Dino Impagliazzo il grande cuoco, una vita dedicata agli ultimi di Roma.

I poveri di Roma e non solo piangono il loro “chef” preferito. Domenica scorsa, all’età di 91 anni si è spento Dino Impagliazzo, un’intera vita dedicata ai senzatetto che giacciono ogni giorno lungo le strade della capitale e, in particolare, presso le stazioni ferroviarie.

Vicino ai Focolari e a Sant’Egidio

Ogni giorno, Impagliazzo sfamava almeno 300 persone, coadiuvato da qualche centinaio di volontari. Nato alla Maddalena, in Sardegna, da sempre Impagliazzo viveva a Roma, dove è stato dirigente dell’INPS ma spesso tornava nella sua terra d’origine per visitare parenti, amici e dedicarsi a uno dei suoi hobby, la pesca.

È stato membro dei Focolari e della Comunità di Sant’Egidio e ha fondato Roma Amor onlus, con lo scopo di aiutare i senza fissa dimora. Appena un anno fa, Dino Impagliazzo era stato insignito dell’Onorificenza al Merito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Lo “chef dei poveri” lascia la moglie Fernanda, quattro figli (uno dei quali, Marco Impagliazzo, è l’attuale presidente della Comunità di Sant’Egidio) e cinque nipoti. Particolarmente stimato da papa Francesco, nel 2018 Impagliazzo è stato insignito anche del Premio internazionale Cartagine 2.0 sezione solidarietà.

Nel 2019 è stato ancora il presidente Mattarella a nominarlo commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, “per la sua preziosa opera di distribuzione di pasti caldi e beni di prima necessità ai senzatetto”.

“Da soli non si può far nulla”

Lui diceva che ‘Al cuore c’è la fratellanza universale’ e che il Vangelo ci spiega ‘qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo, l’avete fatta a me’”, si legge in una nota di cordoglio del Movimento dei Focolari.

Il quotidiano della CEI, Avvenire, lo descrive così: “Non era uomo da riflettori, non gli piacevano troppo. Preferiva gli altri, quelli più deboli. Da quel giorno, molti anni fa, in cui, vicino una stazione ferroviaria, un uomo gli chiese d’offrirgli un caffè e lui capì che aveva fame ed essere ascoltato e pensò “è domenica, il giorno di Dio, e questo è un mio fratello. Come posso ignorarlo?”.

L’attività di Impagliazzo nacque nel suo quartiere di residenza, il Tuscolano, e da lì, anno dopo anno, si è allargata a tutta Roma, all’Italia e al mondo. Ha collaborato anche con Madre Teresa di Calcutta in Romania e in altri paesi dell’Europa dell’Est.

Da soli – dichiarò lo scorso dicembre a Vatican News, in una delle sue ultime interviste – non si può fare nulla, la strada è in chi ci sta accanto. Se non ami il tuo prossimo non ami neanche Dio, questa è l’essenza del cristianesimo”.

Funerali, il cordoglio del Papa

Le esequie sono state celebrate stamattina nella basilica di Santa Maria in Trastevere, da più di quarant’anni punto di riferimento per la Comunità di Sant’Egidio e per tutti i poveri di Roma.

La messa è stata presieduta dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, con omelia di monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli. Tra i concelebranti, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Era presente anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.

Impagliazzo è stato “un uomo giusto e buono – ha detto Spreafico – che ha saputo lasciare una fede vissuta nell’amore per tutti, in un mondo così diviso e pieno di egoismi, ma anche nel desiderio di bene e di umanità, perché il suo ricordo susciti imitatori e compagni di viaggio”.

Un messaggio di cordoglio di papa Francesco è stato letto a conclusione della cerimonia funebre dal cardinale Krajewski. A chi voleva bene, Dino Impagliazzo “ha insegnato a camminare sulla via del Vangelo – scrive il pontefice –. Il suo amore per i poveri, la sua operosità quotidiana e la sua generosità costituiscono un incoraggiante testimonianza e un sicuro insegnamento”.

Luca Marcolivio

 

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