Ad ogni aborto procurato sono morto un po anche io

 

 

IL RIMPIANTO DEL DOTTORE ABORTISTA

 

 

 

Il suo nome è Anthony Levatino, il dottore che si può scovare e seguire in Web, in un video diffuso dall’organizzazione pro-life Live Action già da un po’ di tempo.

Lui è un ex abortista che nella sua carriera -se cosi la si vuole chiamare- ha interrotto 1.200 vite (alcune anche oltre il terzo mese di gravidanza).

Il video descrive la crudeltà della pratica abortiva che professava -“Strappi le braccia e le gambe del bambino e le metti in una sacca sul tavolo”- e parla anche del momento in cui ha deciso di cambiare condotta, in seguito ad eventi accaduti a lui personalmente e a delle nuove consapevolezze, in merito al valore della vita in embrione.

Il dottore aveva cominciato a praticare l’aborto già da studente in medicina, in alcune cliniche private, e in seguito, diventato ginecologo, aveva continuato a farlo di routine e soprattutto per guadagno.

Ad un certo punto della sua vita, però, si trovò a vivere, da uomo sposato, insieme alla moglie, le difficoltà di non riuscire a concepire un figlio. Nonostante ci avessero provato in ogni modo, non raggiunsero il buon esito sperato, tanto che decisero di adottarne uno.

Lo ebbero da una ragazza di 15 che, dopo il parto, aveva deciso di dare in adozione la propria creatura. E, sorprendentemente, accadde anche che un mese dopo sua moglie rimanesse incinta.

Qualche tempo dopo la nascita dei suoi due bambini, un evento drammatico segnò per sempre la vita del dottore e della sua famiglia: sua figlia Heather venne investita da un’auto e morì tra le sue braccia.

Da quel momento tutto cambiò, pur cercando di tornare alla vita di prima, alle sue pazienti che chiedevano l’interruzione di gravidanza, non riuscì più ad operare con la freddezza che lo aveva contraddistinto sino ad allora: “… guardai la gambina nel forcipe e rimasi colpito.”. “… per la prima vota nella mia carriera vidi le parti del corpo del bambino ammucchiate. Non vedevo il medico meraviglioso che aiutava le donne a risolvere il loro problema, non vedevo il fantastico diritto di scelta, non vedevo gli 800 dollari. L’unica cosa che vedevo era il figlio o la figlia di qualcuno.”.

La coscienza, e forse anche il cuore, del dottore erano cambiati per sempre, tanto che smise di praticare l’aborto: “Quando finalmente capisci che uccidere un bambino è sbagliato, non importa quanto è grande il bambino, è sempre lo stesso.”. L’esperienza terribile della perdita della figlia -spiega oggi il dottor Levatino- gli ha insegnato ad apprezzare il dono della vita, tanto che adesso impiega la sua professionalità per raccontarlo nella causa pro-life, come ha già fatto nel 2012 al Congresso di Washington e ultimamente con un’ intervista a Lila Rose di Live Action.