Sulla decisione di abortire presa da una donna/ragazza spesso intervengono diversi fattori, il primo, e forse preponderante, è quello economico, una ragazza che rimane incinta e si trova senza lavoro o peggio è ancora in età scolastica deve affrontare questo grosso impedimento che diventa ancora più gravoso nel caso in cui il partner o la famiglia (o entrambi) spingono verso l’opzione che causa meno disagi a livello economico e relazionale. Il caso di Letizia (nome di fantasia) una ragazza 16enne indotta all’aborto dalla volontà dei genitori a Vicenza ne è una dimostrazione (esperienza riportata sul sito ‘Notizie Provita’).
Le pressioni familiari o relazionali non sono le uniche ad indurre una ragazza o una donna all’aborto, come detto sopra uno dei problemi principali è legato alla situazione economica della madre e del compagno. In questa macro categoria rientra sicuramente il condizionamento lavorativo, sono numerosi i casi nella storia in cui delle donne hanno perso possibilità lavorative, rinnovi contrattuali dopo essere entrate in maternità.
Per ognuna di queste problematiche ci sarebbero intere dissertazioni da affrontare, ma già da questo specchietto incompleto e non comprensivo di tutti i fattori di ingerenza si può capire come una scelta di questo tipo possa essere indotta da vari fattori che nulla hanno a che fare con l’autodeterminazione. Trattandosi dunque di un argomento complesso viene da chiedersi: dove finisce l’autodeterminazione e comincia la pressione sociale?
Luca Scapatello
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