Aborto: dopo 43 anni dalla sua approvazione, emergono tutte le verità nascoste

Un vero dibattito sulla Legge 194 è stato un tabù per più di un quarantennio. Ecco però la pubblicazione di uno studio che farà molto discutere.

Dopo 43 anni e quasi 6 milioni di bambini abortiti in Italia, un gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, ha presentato questi e altri numeri da choc.

Tanti soggetti, un unico obiettivo

Il rapporto è stato realizzato con il patrocinio della SIBCE (Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici), dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia.

La conferenza stampa di presentazione del rapporto si è tenuta stamattina a Roma, presso la sala Giubileo della LUMSA. Lo studio analizza i costi di applicazione della legge 194/1978 ed individuato numerose crepe, lacune e contraddizioni della legge sull’aborto. Come ci si addentra nel “pianeta aborto”, si scopre un abisso che separa la teoria dalla realtà.

Costi economici, medici e umani

Tutto questo ha un costo, non solo in termini di vite umane, ma anche di relazioni, di equilibri sociali. Lo studio ha quantificato, attraverso una rigorosa analisi dei primi quarant’anni di applicazione della legge, il costo finanziario – peraltro sottostimato – sostenuto dalla collettività per la pratica abortiva, in un tempo, come il nostro, in cui le risorse economiche a disposizione del sistema sanitario risultano drasticamente limitate e che richiedono pertanto un’equa distribuzione sociale.

Per produrre questa serie di oggettivi fallimenti i contribuenti italiani hanno dovuto impiegare ingenti risorse economiche. Si può stimare che nei primi quarant’anni di applicazione della legge il costo cumulato per il finanziamento degli aborti legali si sia aggirato intorno ai 5 miliardi di euro (circa 120 milioni di euro all’anno); una somma che se fosse stata accumulata ogni anno, a fronte di un “accantonamento” totale (in termini reali) di 4 miliardi e 847 milioni, sarebbe valutabile in un fondo che avrebbe maturato rendimenti per 6 miliardi e 362 milioni di euro fino a raggiungere una capitalizzazione totale di 11 miliardi e 209 milioni di euro.

Un Osservatorio a servizio della verità

Eppure, nonostante questa storia fallimentare, non sembra ancora possibile una presa di coscienza collettiva di quel che ha comportato la legalizzazione e la gratuità della pratica abortiva nel nostro Paese. L’analisi proposta in questo rapporto dovrebbe viceversa fare sorgere quanto meno una domanda: perché a carico del contribuente?

Alla fine della conferenza stampa è stato lanciato l’Osservatorio permanente sull’applicazione della legge 194 composto dal gruppo di lavoro sul report ma aperto ad enti, istituzioni e singole persone che vogliano aderire. L’Osservatorio fornirà un servizio necessario e dovuto alla collettività, considerando in particolare quanto sia importante la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale specie in questo momento in cui la pandemia ha imposto ingenti sforzi in termini umani e monetari.

L’Osservatorio ha già una e-mail per ricevere informazioni e confrontarsi con chi volesse: [email protected].

La parola agli esperti

È intervenuto, tra i relatori, Giuseppe Noia, Direttore Hospice perinatale – Centro per le Cure Palliative Prenatali del Policlinico Gemelli; Docente Medicina Età Prenatale UCSC; Presidente Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici.

Il professor Noia ha messo in luce uno dei paradossi più tragici della legge 194, che, prefiggendosi di fornire un’alternativa all’aborto eugenetico, lo ha invece “aumentato più di dieci volte in trent’anni. Un’alternativa all’aborto eugenetico, ha aggiunto il ginecologo, ha suggerito una serie di terapie e cure, a partire dall’assunzione di antiossidanti alla madre per ridurre il danno neurocognitivo, per arrivare alle terapie fetali invasive e non invasive eco guidate e/o trattamenti palliativi.

Ha poi preso la parola Filippo Maria Boscia, già Direttore della Cattedra di Fisiopatologia della riproduzione umana all’Università di Bari; Consulente di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale S. Maria – GMV di Bari; Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani. “Viene legittimo – ha dichiarato il professor Boscia – chiedersi perché tale spesa, per una prestazione non indispensabile bensì fortemente voluttuaria, debba essere a carico di tutti, anche di chi è per la vita e per principio o per fede è decisamente contrario all’aborto, mentre contribuendo ad essa si sentirebbe complice sebbene involontario di un vero e proprio omicidio”.

Una minaccia per la salute della donna

Stefano Martinolli, Dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina a Trieste, ha dichiarato: “Per comprendere un fenomeno, uno dei metodi più utilizzati (specie dalla scienza) è quello di osservare e descrivere le conseguenze che esso ha sulla società e sugli uomini. Questo ci ha permesso di vedere cos’è realmente l’aborto e di farlo vedere alla società intera”.

I risvolti più strettamente economici della legge 194 sono stati illustrati da Benedetto Rocchi, Professore associato al Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università di Firenze. “La drammatica esperienza della pandemia ha mostrato con chiarezza che le risorse per il sistema sanitario non sono illimitate. L’aborto mette a rischio la salute delle donne, la legge 194 non previene l’aborto clandestino: perché continuare a finanziare il diritto d’aborto con i soldi dei contribuenti?”.

Ha chiuso gli interventi, presentando l’Osservatorio, Francesca Romana Poleggi, docente di Discipline giuridiche ed economiche e direttore editoriale del mensile Notizie Pro Vita & Famiglia. L’aborto legale, ha detto Poleggi, non ha affatto contribuito a “tutelare la salute delle donne. Su coloro che hanno abortito persistono “gravi conseguenze” “sulla psiche e sul fisico” che “vengono negate e nascoste omertosamente”. [L.M.]

 

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