Aborto: ciò che ho fatto è orribile vorrei che non si commettesse il mio stesso errore

NO ALL’ABORTO, DICE CHI LO HA PRATICATO

 

 

 

Arriva da San Diego (California), la testimonianza di una donna (che non svela il proprio nome) che lascia trapelare tutto il suo dolore, per ciò che ha fatto e non avrebbe dovuto fare.

Parla proprio per invitare altre donne a non agire in quel modo.

Lei non dimenticherà mai quel giorno, perché era il suo compleanno. Mentre compiva 19 anni, stava rinchiusa in bagno, dopo aver assunto un mix di farmaci per abortire, per porre fine alla vita che cresceva dentro di lei e che -credeva allora, al primo anno di Università- avrebbe impedito la sua carriera, stoppato i suoi piani. Nemmeno la sua educazione cattolica potè fermarla, contro il desiderio di essere come la società richiedeva: una donna emancipata, padrona del proprio copro e delle sue scelte: Tutti i miei amici non erano religiosi e non avevano i principi morali con cui sono cresciuta, così volevo trovarmi a mio agio con i miei amici e se questo significava fare cose che mi avevano insegnato di non fare, andava bene così. Inoltre, con tanta sessualizzazione nei media, si insegna che essere sessualmente attivi è la maniera per far parte del gruppo, specialmente nell’ambiente del college.”. “Io ho sentito la pressione della società e sono diventata quella donna egoista e autonoma che la società voleva che io fossi.”.

Lo aveva concepito durante una festicciola, col figlio di un amico di famiglia, ed ora decideva di non parlarne nemmeno alla madre, che sicuramente non le avrebbe permesso di abortire. Il suo ragazzo invece non si era fatto scrupoli a lavarsene le mani, dandole 350 per riparare al danno.

Rimase sola e con una grande decisione da prendere, fece la scelta sbagliata, quella che avrebbe cambiato e segnato la sua vita, molto più del diventare una giovanissima mamma single.

Ora che è più adulta, sposata e incinta del primo figlio, un evento inaspettato le ha fatto ritornare vivo il ricordo, volontariamente represso, di quei momenti.

Su un libro ha letto di un uomo e della sua immorale ed egoistica condotta e questo l’ha fatta scoppiare in lacrime e ripensare al suo comportamento. Racconta finalmente tutto al marito e dice di essere la solo responsabile della morte del suo innocente bambino. Pensa ora al giudizio divino che l’attende, con quel peso sulla coscienza, mentre legge e fa sue le parole del dottor Polo, abortista poi convertito, che descrive l’aborto come il peggiore di tutti i peccati poiché impedisce alla scintilla di vita invita da Dio, di arrivare a compiersi, cosicché una piccola anima viene annientata per sempre, non accolta dalla propria mamma.

Adesso sa che la sua scelta è stata un atto di codardia e null’altro; non le rimane che trovare la forza per perdonarsi e piangere ancora, fino a tirar fuori tutta la sua sofferente agonia.

“L’aborto è il peggior male del nostro tempo e noi lo abbiamo sminuito come se fosse semplicemente una delle scelte della donna. Se potessi passare del tempo in prigione per il delitto che ho commesso, lo farei. Non dovrebbe essere una scelta.”. “Per favore, non sopprimete la vita del vostro bambino. Abbiate speranza e tenete alta la testa. Potrete ugualmente raggiungere i vostri obiettivi anche con un bambino o potete sempre dare il bambino in adozione (…). Non derubate quel bambino della sua vita perché siete impaurite o perché pensate che la vostra vita sia finita. Se tenete il bambino, lui vi porterà così tanta gioia e amore come non avreste mai immaginato.”.