Meditiamo il Vangelo dell’11 febbraio 2026, iniziando la giornata con una profonda riflessione sulla Parola del Signore che ci viene offerta da don Luigi Maria Epicoco.

Nel Vangelo odierno, Gesù spiega che il male non arriva dall’esterno, ma dal cuore dell’essere umano. Questo non può che indurci a riflettere su cosa c’è alla base dei comportamenti dell’uomo. Un messaggio potente che è un’esortazione a guardare dentro di sé.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,14-23
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco
Se non fossimo degli sprovveduti, oggi faremmo davvero tesoro di questa rivoluzionaria affermazione di Gesù. Passiamo la vita a voler mettere in ordine il mondo intorno a noi, e non ci accorgiamo che il disagio che proviamo non è nascosto nel mondo ma dentro ognuno.

Giudichiamo le situazioni, gli eventi e le persone che incontriamo dicendo loro “buono o cattivo”, ma non ci accorgiamo che tutto quello che ha fatto Dio non può mai essere male.
Nemmeno il demonio, in quanto creatura è male. Sono le sue scelte che lo rendono male, non la sua natura creaturale. Egli rimane in sé un angelo, ma solo per sua libera scelta è decaduto. I teologi ortodossi dicono che l’apice della vita spirituale è la compassione.
Essa ci mette talmente tanto in comunione con Dio che si arriva a provare compassione anche per i demoni. E questo che significa concretamente? Che quello che di male non vorremmo dentro la nostra vita, non può mai venirci da qualcosa che è fuori di noi, ma sempre e comunque da ciò che scegliamo dentro di noi:
«Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».
È più facile dire “è stato il demonio”, oppure “me lo ha fatto fare il demonio”. La verità però è un’altra: il demonio può sedurti, tentarti, ma se fai il male è perché tu lo hai deciso di fare. Altrimenti dovremmo tutti rispondere come i gerarchi nazisti alla fine della guerra: non abbiamo responsabilità, abbiamo solo eseguito gli ordini.
Il Vangelo di oggi invece ci dice che proprio perché abbiamo responsabilità non possiamo dare a nessuno la colpa di ciò che di male abbiamo scelto o meno di fare.







