Lo scienziato Antonino Zichichi è morto oggi: ha dato un grande contributo alla scienza conciliandola con la fede da vero innamorato di Dio.

Oggi 9 febbraio è tornato alla Casa del Padre lo scienziato Antonino Zichichi, all’età di 96 anni. Con la sua scomparsa, l’Italia perde uno dei suoi più noti scienziati, una figura centrale nella storia della fisica italiana del Novecento. Cattolico, professava la sua fede apertamente.
Ha sempre operato una conciliazione tra scienza e fede. Specializzato nel campo della fisica delle particelle a cui ha dato preziosi contributi, era noto soprattutto per la sua battaglia iniziata molti anni fa contro l’astrologia e, più in generale, contro le superstizioni, definite dallo scienziato una “Hiroshima culturale“.
Morto lo scienziato Antonino Zichichi: ha saputo conciliare scienza e fede da vero “innamorato di Colui che ha creato il mondo”
Fisico teorico di fama internazionale, Zichichi era un instancabile promotore della cultura scientifica, fondatore di istituzioni, ma soprattutto uomo di fede. Ha saputo costruire ponti tra scienza e fede, tra politica e cultura, rendendo la fisica delle particelle una materia viva e dibattuta.

Nato a Trapani il 15 ottobre 1929, a lui di deve la scoperta dell’antideutone, la determinazione accurata della costante di accoppiamento delle interazioni deboli e del momento magnetico anomalo del muone e studi sulla struttura elettromagnetica del protone.
Dopo la laurea in fisica all’Università di Palermo si era trasferito prima al Fermilab di Chicago e poi al Cern di Ginevra. È lì che alla guida di un gruppo di ricerca è arrivato alle scoperte maggiori. Raro caso di scenziato che ha mantenuto intatta la sua fede in Cristo, non aveva timore di esprimerla affermando appunto di essere “innamorato di Colui che ha creato il mondo“.
Era convinto che “scienza e fede sono entrambi doni di Dio” e molte volte è stato attaccato e ritenuto uno scienziato controverso proprio perché credente.
La logica del mondo ha Dio come autore
Zichichi affermava che la logica del mondo avesse Dio come autore, ne era certo, proprio perché la sua ricerca scientifica era illuminata dalla fede. “Se la scienza potesse spiegare questo mondo non sarebbe più scienza. Noi cerchiamo di capire la logica che regge il mondo. Questa logica deve avere un autore. Non siamo figli del caos” affermava.

Si contrapponeva nettamente alle teorie evoluzionistiche che considerano l’inizio del mondo dato da un Big Bang. Sapeva anche che “non dobbiamo noi dimostrare che Dio esiste“, l’uomo non può, non c’è necessità di prove, è qualcosa che la mente deve comprendere in una dimensione più intima e profonda che non si limita al solo piano intellettuale.
Con la sua intelligenza viva spiegava anche che “nessuno potrebbe spiegare la logica che noi studiamo e che qualcuno l’ha saputa realizzare. Perché io credo in quello che ha fatto il mondo? Perché c’è una logica che regge universo. Se c’è una logica ci deve essere un autore. Coloro i quali pensano che l’autore non c’è fanno un atto di fede, non di ragione, perché l’ateismo è la negazione della sfera trascendentale della nostra esistenza. Noi siamo la sintesi di trascendente e immanente“.
La battaglia culturale contro astrologia e superstizioni
Lo scienziato non solo metteva in guardia da astrologia e superstizioni, credenze purtroppo ampiamente diffuse e sempre più presenti nella nostra società neopagana, ma aveva ingaggiato una vera e propria battaglia culturale contro di esse.
Cercava di farne comprendere l’errore e la vacuità. Era una lotta che conduceva con fermezza e continuità, e che per questo lo aveva reso una voce riconoscibile e spesso al centro del dibattito pubblico. Antonino Zichichi aveva definito più volte queste credenze una vera e propria “Hiroshima culturale” per sottolineare la notevole capacità distruttiva che esercitano.
Voleva sottolineare il danno che esse comportano non soltanto all’anima delle persone, e quindi sotto il profilo spirituale, ma anche nei confronti della diffusione della cultura scientifica e del pensiero razionale. Con la sua morte si perde un grande scienziato che ha saputo unire ricerca, divulgazione e fede puntando sull’importanza dell’educazione scientifica come strumento di crescita culturale.







