Una storia incredibile di coraggio: un bambino nuota per due ore in mare aperto, prega Dio per raggiungere la riva e salvare mamma e fratelli, e fa una promessa.

Ha commosso molto la vicenda in cui si è trovata coinvolta una famiglia australiana. Un incidente che rischiava di trasformarsi in una tragedia ha visto l’azione eroica di un bambino, e la sua fede protagonista dell’episodio.
Raccontata da molte testate dell’Australia e di varie parti del mondo, la storia in cui si è imbattuto Austin Appelbee è sconvolgente. Un ragazzino di appena 13 anni è riuscito a salvare la mamma e i fratelli che erano caduti in mare nuotando senza sosta per ore. In tutto questo tempo ha pregato e fatto una promessa al Signore.
La fede di un bambino che salva mamma e fratelli in mare: il gesto eroico sostenuto dalla preghiera
La famiglia di Austin stava facendo un’escursione a bordo di una canoa quando è rimasta bloccata al largo della costa dell’Australia Occidentale. Quell’uscita in paddleboard stava volgendo in dramma perché il forte vento ha spinto fuori rotta l’imbarcazione facendo cadere in mare tutti.

Ma Austin non si è perso d’animo e ha cercato in tutti i modi di salvare la madre, di 47 anni, il fratello di 12 e la sorellina di 8. Così si è messo a nuotare e lo ha fatto per ben 4 ore nel tentativo di chiamare i soccorsi. Dal momento che il kajak imbarcava acqua lo ha dovuto abbandonare e si è trovato costretto a proseguire a nuoto per raggiungere una riva e chiedere aiuto.
Due miglia, un percorso davvero molto esteso che ha sfidato le sue giovani forze. Nuotare per un tempo così ampio e in una condizione così emotivamente drammatica è stata una prova davvero estremamente dura. Ma il ragazzo ce l’ha fatta. Quello che ha raccontato dopo è stato come: ad aiutarlo la preghiera, che ha fatto incessantemente a Dio, e una promessa, un voto che si è sentito di rivolgergli.
Per tutto il tempo pregava il Signore a cui fa una promessa
Austin ha raccontato “Non credo di essere stato davvero io a nuotare… È stato Dio, per tutto il tempo”. Si è dunque sentito sostenuto da qualcosa di più grande delle sue povere forze umane. Ha sentito di non essere solo e di non esser riuscito a compiere quell’impresa con le sue capacità.
Questo perché mentre nuotava, con la determinazione di raggiungere qualcuno per chiedere aiuto e salvare la sua famiglia, ha rivolto il suo cuore al Signore. “Continuavo a pregare, a pregare. Ho detto a Dio: ‘Mi battezzerò’.”
Il ragazzo a rivelato questo ricostruendo l’andamento della vicenda. Nel momento più difficile della sua vita, mentre lottava con qualcosa di più grande di lui, la paura di perdere i suoi cari in un modo così drammatico, ha parlato con Dio. Gli si è rivolto e riconoscendolo Signore ed evidentemente Padre buono, gli ha anche fatto una promessa, quella di battezzarsi, cioè di diventare suo figlio.
È stato evidentemente come una dichiarazione di voler stare con Lui, di volergli appartenere, di credere nella sua potenza e nel suo amore. Con un atto della sua libera volontà ha scelto di stare con Dio, di riconoscerlo. Ha manifestato il desiderio di appartenergli. Ha riconosciuto la sua realtà di creatura di fronte al suo Creatore, che è anche Padre amorevole e misericordioso.
Ciò che è successo poi ha del miracoloso. Quattro ore di nuoto non lo hanno sfiancato, è arrivato a riva sano e salvo e non solo: ha potuto chiamare i soccorsi e mettere in salvo anche la sua famiglia. Giunto a riva, infatti, ha dovuto correre per un altro chilometro e mezzo per trovare qualcuno in grado di aiutarlo. Le autorità sono intervenute e un elicottero ha localizzato e salvato sua madre e i fratellini.







