A soli 21 anni entra in clausura: la scelta radicale che non si vedeva da decenni

Il Vangelo non passa mai di moda e anche oggi il seme della vocazione può attecchire tra i giovanissimi. Lo mostra la storia di questa suora che ha sentito la chiamata alla vita religiosa fin dall’infanzia.

Suor Maria Anselma
Suor Maria Anselma (Screenshot video rsi.ch) – lalucedimaria.it

Ha scritto una volta Enzo Bianchi: «Al cristianesimo servono testimoni non testimonial». Parole da tenere bene a mente nel tempo in cui il “successo” si misura a colpi di click e visualizzazioni. Se non fosse che «cristianesimo» suona ancora troppo astratto. Sa di sistema di pensiero, rimanda a un insieme di valori o, peggio ancora, a un brand da promuovere.

La differenza tra testimonial e testimone si gioca tutta qui. «Testimonial» è un termine del linguaggio pubblicitario. Indica il «personaggio» che si fa garante delle qualità di un prodotto e lo reclamizza. Il «testimone» (da terstis, derivato di tres ovvero «tre») invece è la persona terza chiamata a rievocare un fatto al quale ha assistito. Perché questo e niente altro è il cristianesimo: un fatto, un incontro personale con Cristo.

Incontrare Cristo è un avvenimento, per dirla con le parole di don Giussani, che non ha bisogno di essere “venduto” o “promosso” ma solo testimoniato con la propria vita. Per questo colpiscono storie come quella di Daniela Vincenzi, giovane ticinese di 21 anni. A fine gennaio ha abbracciato la vita religiosa nel monastero benedettino di Santa Maria Assunta.

Come è nata la vocazione di Daniela

Daniela ha professato i voti a fine gennaio assumendo il nome religioso di suor Maria Anselma. Era da molti anni che il più antico monastero del Ticino, che si erge solitario su uno sperone di roccia sopra Claro, nel bellinzonese, non accoglieva una vocazione alla vita di clausura. Suor Maria Anselma ha raccontato il percorso che l’ha portata a indossare l’abito benedettino a “Strada Regina”, trasmissione cattolica della Televisione svizzera (RSI).

Suor Maria Anselma è originaria proprio di Claro. Spiega di aver sentito la sua vocazione fin da giovanissima, dalle scuole elementari. «Essa ha sempre fatto parte della mia vita e l’ha guidata. Ad esempio, per scegliere quale formazione frequentare dopo le scuole medie, mi ero posta un’unica condizione: avrei potuto scegliere qualunque scuola, ma sarebbe dovuta durare al massimo tre anni, così da averla terminata entro i 17 anni e a 18 anni poter scegliere di lasciare tutto per Dio».

Monastero Santa Maria Assunta
Il Monastero di Santa Maria Assunta di Claro (Foto Instagram @livingnatureticino) – lalucedimaria.it

Dalla sua memoria riemerge, e non è un caso, un incontro. Essendo cresciuta a Claro, tutti i giorni scorgeva la macchia chiara del monastero sulla montagna, coperto da selve di castagni e avvolto nel silenzio della contemplazione. Un giorno – Daniela era in età da elementari – le capitò di incontrare su un bus una suora di vita attiva.

«Ricordo di averle chiesto in cosa consistesse la sua vita, quali fossero le sue attività, con molta attesa. Mi rispose di essere Sposa di Cristo e di fare tutto per Lui, orientando a Dio ogni attività. Sono certa, in quel momento, di aver compreso quale strada dovessi a mia volta intraprendere, la mia vocazione: donarmi a Dio», dice Suor Anselma.

«Dall’entusiasmo, rientrata a casa, lo annunciai anche ai miei genitori: «Diventerò una suora!». Sono poi semplicemente rimasta fedele alla risposta data al Signore, ricevendo mano a mano tante piccole conferme», aggiunge la religiosa che viene da una famiglia numerosa e spiega di essersi avvicinata al monastero a quindici anni.

Un seme custodito nel cuore e cresciuto nel tempo

L’infanzia e l’adolescenza di Daniela sono state simili a quelle di tanti altri, tra famiglia, sport e amicizie. Con la differenza che in lei nel tempo il piccolo seme della vocazione è cresciuto fino a diventare una pianta desiderosa di volgersi sempre più verso il sole divino, per dare realizzazione al disegno preparato per ciascuno di noi da un Dio che, come ha detto qualcuno, «sa contare solo fino a uno».

«Per ogni persona vi è un piano di amore preparato dall’eternità, affinché ognuno giunga in pienezza a Cristo, Colui che solo può soddisfare il cuore dell’uomo, sempre agitato dal desiderio di felicità», afferma suor Maria Anselma. «La strada è il Vangelo, è Cristo stesso, “via, verità e vita”, e la vocazione è il modo specifico con cui Dio chiama l’uomo a vivere il messaggio evangelico, nella vita consacrata o nello stato laicale».

Suor Maria Anselma
Suor Maria Anselma è entrata a far parte delle suore benedettine di Claro (Screenshot video rsi.ch) – lalucedimaria.it

Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, ci sono tante “parti” e tanti “posti”. Ma la vita monastica nel silenzio del nascondimento assolve una funzione essenziale, indispensabile, così scandalosa per la mentalità utilitaristica che ha contagiato anche tanti cristiani conquistati dalla logica imperialista del “testimonial”, convinti di dover conquistare tutto e arrivare a tutti a colpi di reel, come se evangelizzare equivalesse a “taggare” il mondo intero (per non parlare dei novelli mercanti del tempio che pensano di “monetizzare” con le cose di Dio).

«La vita monastica, in particolare, è nel cuore della Chiesa; così come il cuore pulsa il sangue nel corpo, la vita monastica diffonde la grazia», dice suor Maria Anselma. «Credo per questo che l’importanza della vita monastica è e rimarrà sempre invariata, perché non esiste tempo o luogo in cui l’uomo non abbia bisogno di sentire Dio così vicino».

Il 31 gennaio Daniela è entrata a far parte del monastero più antico del Ticino, fondato nel 1490. Al centro della loro vita le suore benedettine mettono la preghiera e il lavoro: l’ora et labora di San Benedetto. La preghiera, in particolare, nelle sue varie forme non si riduce ad altro che a questo, apprendiamo dalla bocca di questa giovane religiosa. Pregare consiste in «un incontro vivo con Dio», è un «rapporto vivo con Dio, che ci svela sempre di più la verità su noi stessi».

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