Oggi 4 febbraio, San Giuseppe da Leonessa: il frate che sfidò il Sultano

Frate francescano, san Giuseppe da Leonessa fu un grande evangelizzatore e con la sua predicazione raggiunse addirittura il Sultano. 

San Giuseppe da Leonessa
San Giuseppe da Leonessa – lalucedimaria.it

Il 4 febbraio ricorre la memoria liturgica di San Giuseppe da Leonessa, frate francescano vissuto XVI e XVII secolo nel Lazio. Lo si ricorda come un efficace evangelizzatore, che con la sua predicazione sapeva trasmettere la fede e arrivare al cuore di chi lo ascoltava.

Nacque a Leonessa, in provincia di Rieti, la cittadina con cui viene ricordato. Era l’8 gennaio 1556 quando venne alla luce e gli fu dato il nome di Eufranio Desideri. Di lui si sa che da bambino rimase orfano e all’età di 16 anni entrò nel convento dei frati cappuccini. 

Santo di oggi 4 febbraio: San Giuseppe da Leonessa, il frate francescano evangelizzatore che predicò al Sultano

A 17 anni pronunciò i voti e prese il nome di Giuseppe. Nel 1580 fu ordinato sacerdote e iniziò la sua attività di predicazione. Il suo sogno era andare in missione per evagelizzare popolazioni che non avevano ancora conosciuto l’annuncio del Vangelo.

A 31 anni il suo sogno si realizzò quando fu mandato a Costantinopoli in un contesto in cui venivano a mancare vescovi e i fedeli si trovavano smarriti e confusi. Svolse la sua opera di evangelizzazione presso i turchi, ed è allora che ebbe modo di predicare anche di fronte al sultano Murad III cercando di convertirlo.

Ricevette però l’ostilità da parte di questo che non accolse il suo invito alla conversione e non aprì il suo cuore al Signore, ma reagì facendolo imprigionare e torturare. Si narra che per tre giorni rimase appeso ad una grossa trave con dei ganci in ferro, che gli erano stati inseriti in mani e piedi.

Inoltre, venne anche acceso, sotto di lui, un fuoco per tormentarlo ancora di più. Ma lui riuscì a sopravvivere miracolosamente a questi supplizi e il sultano, rimasto sorpreso da questi eventi e da tanta resistenza, lo fece liberare.

Missionario all’estero e in Italia

Ritornato in Italia svolse intenso apostolato fra il popolo in numerosi villaggi dell’Umbria e dell’Abruzzo. Oltre a predicare si occupava amorevolmente dei bisognosi con numerose opere di carità.

In ogni paese che attraversava lasciava un forte segno. Era impossibile dimenticarlo tanto era attraente la fede che emanava e coinvolgente la sua predicazione. Ne consegue che in seguito nacquero diverse confraternite intitolate al suo nome.

Instancabile predicava anche per sei o sette ore al giorno. Non solo parlava alle folle, ma prediligeva il contatto diretto con le singole persone e le famiglie. I confratelli che lo seguivano nella sua predicazione itinerante faticavano a seguire il suo ritmo che era incalzante e pieno di energia.

Andava a trovare i condannati a morte per dar loro consolazione nelle ultime ore di vita in carcere. Era di conforto ai malati e ai morenti e prestava servizio anche presso i ricoveri ospedalieri. Si impegnò anche nel contrasto all’usura che a quei tempi rappresentava una piaga sociale e sostenne la nascita dei Monti di Pietà e dei Monti frumentari che prestavano aiuti in modo lecito.

Portava avanti la sua attività evangelizzatrice anche nonostante le sofferenze. Si ammalò di cancro e si dice che fu operato dai suoi confratelli che cercarono di curarlo e si salvargli la vita. Dopo tanto dolore morì mentre si trovava ad Amatrice il 4 febbraio 1612. Fu canonizzato nel 1746.

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