Oggi è la festa della Madonna Mater Pietatis, venerata in particolare dai padri gesuiti. La devozione che accoglie ogni figlio nel cuore di Roma: un invito ad affidare affanni e speranze al Suo abbraccio materno e misericordioso.

Oggi si festeggia l’incoronazione della Madonna Mater Pietatis, «Madre di Pietà». Venerata in numerosi seminari e noviziati gesuiti, questa soave immagine ispira dolcezza e pietà. Da qui il nome: Maria come modello di pietà per i giovani seminaristi e i novizi. Nessuno meglio di Maria ha risposto alla Grazia divina, sommo esempio per i suoi figli.
La storia di questa splendida icona mariana si intreccia con quella dell’oratorio di padre Garavita, situato nel centro di Roma. Correva l’anno 1631 quando la Compagnia di Gesù, già insediata accanto al Collegio Romano, si espanse nelle aree circostanti così da accogliere le Sodalite attive e le Congregazioni laicali che si riunivano con regolarità presso il Collegio.
A tal scopo i gesuiti acquistarono dai camaldolesi una proprietà vicina. In cambio offrirono un sito presso Piazza Venezia. Così i camaldolesi si trasferirono a San Romualdo mentre i gesuiti fecero demolire la chiesa e il monastero preesistenti e edificarono un nuovo oratorio. La costruzione dell’attuale oratorio risale al 1631-1633.
La nascita dell’oratorio Caravita e il dono dell’icona della Mater Pietatis
Suo principale artefice fu il padre gesuita Pietro Garavita SJ, che poté avvalersi del supporto economico di alcune famiglie nobili residenti nella zona del Pantheon. Il nuovo oratorio fu inaugurato l’8 settembre 1631 con la benedizione del vescovo Emilio Altieri, già allievo del Collegio Romano e vescovo di Camerino. Fatto cardinale nel 1669, l’anno successivo Altieri sarebbe asceso al soglio pontificio, eletto papa con il nome di Clemente X.

Inizialmente l’edificio – che diventò il primo oratorio notturno di Roma – venne dedicato a Santa Maria della Pietà e al grande missionario gesuita san Francesco Saverio. La pronuncia romana trasformò in «Caravita» il nome di padre Pietro Garavita, originario di Terni. Dopo la morte del religioso, avvenuta nel 1658, questa denominazione si impose definitivamente.
La missione dell’oratorio Caravita rispecchiava appieno la visione pastorale di Sant’Ignazio di Loyola. Molti ordini religiosi si insediavano in contesti rurali. La Compagnia di Gesù optò invece per il centro urbano, dove povertà e marginalità convivevano a fianco del lusso dei palazzi della nobiltà romana. Ignazio elaborò qui un programma pastorale che intrecciava predicazione, insegnamento, confessione e assistenza ai poveri, alle vittime delle peste e alle prostitute, accompagnate verso percorsi di recupero in case di riforma.
Durante i lavori di restauro eseguiti nel 1670 l’oratorio del Caravita ricevette in dono un affresco della Mater Pietatis. Attribuito a Baldassarre Peruzzi, l’affresco proveniva dalla chiesa di San Rocco all’Augusteo. Nel 1677 l’opera fu sistemata nell’abside e incoronata dal Capitolo Vaticano. Oggi è collocata presso l’organo. All’interno di un reliquiario d’argento vicino alla sagrestia si conserva invece una reliquia di san Francesco Saverio.
Preghiera alla Beata Vergine Maria Mater Pietatis – Madre di Pietà
O Madre di pietà e di misericordia, beatissima vergine Maria, io, misero e indegno peccatore, mi rifugio in te con tutto il cuore e tutto l’affetto, e invoco la tua bontà. Come rimanesti accanto al tuo dolcissimo Figlio pendente dalla Croce, così soffermati anche accanto a me, misero peccatore, e a tutti i sacerdoti che oggi qui, e in tutta la Santa Chiesa offrono il sacrificio divino, degno e gradito alla presenza del sommo Dio, uno e trino. Amen.







