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Perchè il serpente è il simbolo del demonio.

Confesso subito la mia ignoranza in ambito teologico e probabilmente ad essa è da imputare la domanda che vi sottopongo. L’idea stessa che qualcosa come un divieto entri in gioco in Eden pone, a mio avviso, il «germe» della trasgressione, ovvero crea l’ambito di rottura di un rapporto meramente simbiotico. Il divieto è imposto ad Adamo, il che rende presumibile che egli ne comprenda il senso. Ma allora, e questo è il punto, cosa sta a indicare la figura del serpente? Come è da pensare l’intervento di un elemento «esterno» nel rapporto tra l’uomo e il Signore? Non parrebbe più «logico» (oltre che «decoroso») che Adamo si assumesse responsabilmente e pienamente l’onere del suo gesto? Se egli ha compreso cos’è un divieto e se ha potuto altresì comprendere (e attuare) la possibilità di ignorarlo aveva, per così dire, tutte le carte in regola per arrivarci da solo! Quindi, di nuovo, perché il serpente?
Anna Gibin

Risponde don Francesco Carensi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia centrale
Nel capitolo 3 della Genesi appare improvvisamente il serpente: l’autore usa il termine nachash che nella Genesi si trova soltanto qui e che deriva da una radice che significa «praticare la divinazione», che in Israele è sempre stato condannato. Troviamo un gioco di parole per cui il serpente è detto astuto in Gen. 3,1 (arum) mentre l’uomo e la donna in Gen. 3,25 sono detti nudi (arummim). In ebraico i due termini sono simili.

Inoltre il serpente è un animale, non è una divinità. In tal modo il male è demitizzato, una creatura come il resto degli animali della creazione. Ma è comunque un essere che si distingue per la sua astuzia. che esercita una forza di seduzione. Non è una divinità concorrente con Dio, e cosa fa questo serpente? Interroga, insinua il dubbio, ponendosi fuori della relazione stabilita da Dio, e arreca una ferita alla relazione che intercorre tra l’uomo e Dio.  Il serpente rappresenta l’illusione di poter giudicare Dio e le sue azioni e pretende di essere giudice e guida dell’uomo. Il serpente, il male è presentato non spiegato, e precede l’uomo.

Per la Bibbia il male è reale ma la sua origine inspiegabile. L’uomo è preceduto dal male. Ogni essere umano, quando nasce entra nel mondo, in cui il male è già presente e arriva a sedurlo e a dominarlo. Come l’uomo viene dopo la creazione (non la vede quando Dio la crea) così viene dopo il male (non ne conosce l’origine).

Il serpente, presenza enigmatica e scandalosa, si pone come colui che smentisce la rivelazione di Dio. Egli dice all’uomo una menzogna dicendo che Dio ha proibito di mangiare tutti gli alberi del giardino. Il serpente insinua, stravolge in proibizione ciò che era un comando positivo, Dio aveva detto: «tu mangerai di tutti gli alberi del giardino» (Gen 2, 26) e il serpente dice che Dio ha detto: «non mangerete di nessun albero del giardino» (Gen 3,1).

La parola di Dio esprime il dono del tutto, salvo una cosa, il serpente fa leva sull’unica cosa proibita all’uomo per dare all’uomo un’immagine falsa di Dio. Il serpente fa leva sull’unica proibizione di Dio, per convincere l’uomo che la sua libertà è limitata. Ed è per questo che il peccato è disobbedienza, non ascolto della parola di Dio. Questa è esperienza universale di tutti noi.

Per rispondere alla domanda: la figura del serpente, di una realtà esterna all’uomo, è usata dall’autore biblico per dire che l’uomo e la sua libertà si confrontano sempre con la possibilità del male, del peccato, che seduce l’uomo di ogni tempo. Ma l’uomo in Cristo nuovo Adamo può vincere le seduzione del male, perché è stato vinto e depotenziato una volta per tutte dal mistero Pasquale della morte e risurrezione di Cristo.

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