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Nicea 20 maggio 325: dal primo Concilio Ecumenico il nostro “Credo”

Con l’apertura del primo Concilio ecumenico della storia, la Chiesa ricevette la Professione di Fede che ancora oggi tutti i fedeli recitano a Messa.

Era il 20 maggio dell’anno 325 quando circa 250 Vescovi della Chiesa cristiana Occidentale e Orientale si riunirono per la prima seduta di quello che passò alla storia come il Primo Concilio ecumenico della Chiesa, il Concilio di Nicea.

La grande novità del Concilio di Nicea stava proprio nel suo carattere di ecumenicità, ovvero di universalità attraverso cui la Chiesa si riunì per combattere le numerose controversie che si affacciarono. In modo particolare, la Chiesa si trovò a contrastare la dottrina di Ario, il cosiddetto arianesimo, che non riconosceva l’autentica Divinità del Cristo. Ma c’è un aspetto che rende ancor più attuale il Concilio del 325.

Il Credo di Nicea

Tra gli aspetti che hanno reso attuale il Concilio di Nicea, inaugurato il 20 maggio del 235, c’è la stesura della Professione di Fede, comunemente chiamata “Credo”. La Professione che ancor oggi tutti i fedeli recitano dopo l’omelia del Sacerdote fonda le sue radici proprio in quel Concilio. In quell’occasione, i padri conciliari svilupparono la stesura di un Credo che affermò, in maniera definitiva, gli insegnamenti della Chiesa.

Il Simbolo niceno-costantinopolitano

In realtà, per essere precisi, il Credo attuale si riferisce a quello che passò alla storia come il Simbolo niceno-costantinopolitano. La formula partì, effettivamente, dal testo prodotto dal Concilio di Nicea, ma a questo, durante il Concilio di Costantinopoli del 381, vennero apportate alcune modifiche e alcune aggiunte, soprattutto in relazione allo Spirito Santo.

La recita della Professione di fede

C’è un aspetto fondamentale, da tenere in considerazione. Prima dei due Concili ecumenici del 325 e del 381, la Chiesa delle origini conosceva già altri “Credo”, spesso formulati nelle forme più svariate e conosciuti con il nome di “Symbolon”, ovvero “sigillo, simbolo” della fede. Ma, nei confronti di questi antichi Credo battesimali, il testo niceno-costantinopolitano volle mettere al centro l’ortodossia, dunque la retta fede, di chi lo proclamava. Da Oriente (ricordiamo che tutto partì da Nicea, oggi in Turchia), il Credo arrivò nelle Chiese Occidentali. Non arrivò alla Chiesa di Roma, riconosciuta come custode della fede e centro di Comunione.

Simbolo niceno-costantinopolitano (photo websource)

L’Imperatore Santo

Ci si chiede, a questo punto, come è arrivato fino a noi, all’interno delle Chiese da noi frequentate, il Credo niceno. A tal proposito, facendo un piccolo salto cronologico, ma rimanendo nel pieno del Medioevo, dobbiamo ringraziare il Santo Imperatore Enrico II. Nello stesso anno in cui il Pontefice Benedetto VIII lo incoronò Imperatore, Enrico II chiese al Papa di inserire la recita del Credo in tutte le Messe. Il Pontefice Benedetto VIII acconsentì a tale richiesta e il Credo niceno-costantinopolitano entrò di fatto nelle in tutte le Chiese.

Fabio Amicosante

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