182 bimbi lasciati morire sul tavolo operatorio. A causa dell’aborto tardivo

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Questi numeri provengono dal Canada: tra il 2013 e il 2014 182 bambini nati vivi dopo aborto fallito, sono stati abbandonati sul tavolo operatorio o tra i rifiuti fino alla morte.

Torniamo a parlare di un fenomeno che purtroppo, ancora nel 2015, è largamente diffuso: l’infanticidio dei bambini nati vivi a seguito di un aborto tardivo.

Del pilatesco atteggiamento del Consiglio d’Europa che ha come scopo prioritari della sua esistenza la tutela dei diritti umani, abbiamo già parlato.

Questa volta, la notizia riguarda il civilissimo stato del Canada.

Secondo i dati ufficiali provenienti da Statistics Canada, solo nel 2013-14 ben 182 bambini sono morti dopo la loro nascita a seguito di aborti tardivi, un aumento del 16% rispetto all’anno 2011-12.

“Questi numeri testimoniano la realtà raccapricciante dei bambini che nascono vivi e che invece vengono lasciati morire oppure direttamente uccisi – ha dichiarato Jack Fonseca, della Campaign Life Coalition, a LifeSiteNews – abbiamo bisogno di una legge che tuteli il bambino nato vivo”.

Gli ultimi dati sono stati ancora scoperti dalla blogger pro-life Patricia Maloney.

Quando la Maloney ha pubblicato le sue prime scoperte (2012) sui bambini nati vivi e successivamente uccisi a seguito di aborti tardivi, tre parlamentari hanno chiesto al RCMP di indagare sul fenomeno come infanticidi sospetti. Ma a questa richiesta non è ancora stata data alcuna risposta soddisfacente.

Quando la questione è stata sollevata nel 2012, il National Post ha riferito che alcuni medici, che sono voluti rimanere nell’anonimato, hanno dichiarato che gli aborti vengono eseguiti a gravidanza avanzata, quasi esclusivamente nei casi in cui il feto ha sviluppato una grave anomalia, come ad esempio l’assenza di un organo vitale – o nei casi in cui procedere con la gravidanza rappresenti un rischio per la vita della madre.

A prescindere dal motivo, si tratta sempre di omicidio.

Il Canadian Institute for Health Information, che raccoglie questa tipologia di dati, fa l’esempio di un caso tipico: quando ad un bambino non ancora nato viene diagnosticata un’anencefalia fetale (assenza di scatola cranica), e la gravidanza viene interrotta a 23 settimane, il feto nasce vivo e sopravvive anche un’ora. Questo bambino, viene classificato tra i “nati vivi derivanti dalla interruzione della gravidanza”.

Secondo l’istituto, almeno 161 bambini sono stati partoriti vivi dopo tentativi di aborto in Canada nel corso dell’anno 2013-14. Dal momento che la cifra include 21 nati vivi post-aborto nel Quebec è lecito ritenere che il reale numero nazionale sia addirittura superiore a 182.

Eppure, secondo Joyce Arthur, che sta a capo della Abortion Rights Coalition of Canada, non si tratterebbe di “bambini nati vivi”, ma di feti a pochi secondi dalla morte che mostrano “semplicemente” segni ​​vitali momentanei come un tic o un impulso del cordone ombelicale, almeno nella maggior parte dei casi.

Dopo questa intelligentissima considerazione, la Arthur ha tenuto a precisare – come se ciò giustificasse l’orribile gesto – che “per gli aborti tardivi, in Canada, la pratica standard è di indurre la morte fetale prima di praticare l’aborto, che non esclude necessariamente qualche persistente ma breve segno di vita”.

Non è ovviamente della stessa idea John Hof, della British Columbia United for Life: “Ciò che il canadese medio non coglie è che i bambini vengono fatti nascere e poi lasciati morire solo a causa del loro grado di non desiderabilità. La giustizia fondamentale viene negata”, ha detto a LifeSiteNews.

Hof, rivolgendosi “ai coraggiosi parlamentari pro-vita”, ha lanciato un forte appello affinché venga promulgata una legge a tutela del neonato vivo.

Patricia Maloney, che pubblica le sue statistiche su http://run-with-life.blogspot.ca, dice che nessuno sa veramente cosa sta succedendo a bambini nati vivi in Canada.

Coloro che praticano questi veri e propri infanticidi, tentano (invano) di giustificarsi con la scusa che si tratta di bambini che sono comunque destinati alla morte, e il motivo per cui li lasciano morire da una parte, soli e abbandonati, è per “compassione nei riguardi della madre”, che potrebbe rimanere turbata nel vedere suo figlio morire in quel modo.

E al bambino chi ci pensa?

Quanta meschinità. Quanta ipocrisia.

Se davvero si vuole compiere un gesto di umanità nei confronti di queste creature innocenti e delle loro madri, si dovrebbe offrire loro la possibilità di ricevere cure palliative perinatali, come quelle offerte dalla Quercia Millenaria (http://www.laquerciamillenaria.org/ ), unico Centro in Italia che assiste le coppie a seguito di una diagnosi di malformazione fetale. Come si legge sul loro sito, “quello che inizia come lo spontaneo servizio di una coppia nel voler aiutare altre famiglie ad orientarsi dopo una diagnosi prenatale infausta, diviene qualche mese dopo un preziosissimo strumento di prevenzione, sostegno e affiancamento, formazione socio-sanitaria e accompagnamento delle condizioni fetali ritenute “incompatibili con la vita”.

Questa è la vera com-passione.