Il 13 luglio 1969 Paolo VI dedicò l’angelus all’approdo sulla Luna

Cosa disse Paolo VI sulla missione spaziale degli americani che portò all’approdo dell’uomo sulla Luna?

Il Santo Padre lodò il destino divino dell’uomo che gli permetteva imprese sempre più grandi.

Paolo VI dedica l'angelus all'approdo sulla Luna

L’uomo arriva sulla Luna, il papa ne rimane colpito

Il 21 luglio 1969 l’uomo mette per la prima volta un piede sulla Luna. Si tratta di un giorno memorabile, quello in cui gli Stati Uniti d’America segnano il nome della loro nazione sulla conquista dello spazio, in cui oscurano la costante ricerca degli avversari (l’Unione Sovietica) di batterli nella corsa all’escalation tecnologica. Ma l’approdo dell’uomo sulla Luna non ha solamente implicazioni politiche, ha implicazioni tecnologiche ed etiche. Le prime sono evidenti, la tecnologia era progredita al punto da portare l’essere umano su un’altra superficie. Quelle etiche riguardano la grandezza insita nell’uomo, capace di superare i propri limiti grazie alla collaborazione tra i suoi simili, in grado persino di avvicinarsi, passo dopo passo, a Dio.

A tale momento storico non poteva rimanere impassibile il papa, allora Paolo VI(divenuto santo il 14 ottobre del 2018), che tre giorni prima della partenza dello shuttle ha deciso di parlare ai fedeli dell’impresa a cui si apprestavano gli astronauti americani Aldrin e Armstrong, del significato che l’approdo sul nostro satellite assumeva per il futuro della razza umana e delle implicazioni su cui riflettere all’alba di un momento storico come quello.

Le parole di Paolo VI sulla missione spaziale

Di seguito dunque vi riportiamo le parole che pronunciò in quel giorno Paolo VI, parole di augurio per la missione, ma anche un invito alla riflessione sul destino divino che il Padre Eterno ha disegnato per tutta la nostra razza:

“La scienza e la tecnica vi si manifestano in un modo così incomparabile, così complesso, così audace da segnare il vertice delle loro conquiste e da lasciarne presagire altre, di cui perfino l’immaginazione non riesce ora a sognare. E ciò che stupisce di più è vedere che non si tratta di sogni. La fantascienza diventa realtà. Se poi si considera l’organizzazione di cervelli, di attività, di strumenti, di mezzi economici, con tutti gli studi, gli esperimenti, i tentativi, che l’impresa richiede, l’ammirazione diventa riflessione; e la riflessione si curva su l’uomo, sul mondo, sulla civiltà, da cui scaturiscono novità di tale sapienza e di tale potenza, Sì, sull’uomo, specialmente: chi è questo essere capace di tanto? così piccolo, così fragile, così simile all’animale, che non cambia e non supera da sé i confini dei propri istinti naturali, e così superiore, così padrone delle cose, così vittorioso sul tempo e sullo spazio? chi siamo noi? Vengono alla mente le parole della sacra Scrittura: «Ora io contemplo i tuoi cieli, (o Signore,) opera delle Tue mani, la luna e le stelle, che Tu vi hai collocato. Che cosa è l’uomo che Tu ti ricordi di lui? . . . lo hai fatto di poco inferiore agli Angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle Tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi» (Ps. 8, 4-8; Hebr. 2, 6-8). L’uomo, questa creatura di Dio, ancora più della luna misteriosa, al centro di questa impresa, ci si rivela. Ci si rivela gigante. Ci si rivela divino, non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita. Per lui, cioè per l’umanità. E per i pensatori e gli eroi della favolosa impresa, oggi preghiamo”.

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Luca Scapatello

Fonte: Vatican News

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