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GIUDIZIO DOTTRINALE DELLA CHIESA

10. «Io sono il Signore, vostro Dio»

La Chiesa in genere non si è preoccupata di entrare in modo troppo analitico nei dettagli del fenomeno della magia; la sua condanna, tuttavia, è stata costante e inequivocabile, in linea con quanto insegna la Sacra Scrittura. È nota l’estrema durezza dell’Antico Testamento contro chi pratica la magia (Es 22,17); (Lv 20,27). La ragione di tanta severità risiede nel fatto che la magia è un rifiuto del vero e unico Dio. «Non vi rivolgete ai negromanti nè agli indovini; non li consultate… Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,31). «Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona… perché io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 20,6-7). La magia, nella visione biblica, rappresenta un atto di apostasia dal Signore, unico salvatore dei suo popolo (Dt 13,6), ed equivale ad un gesto di ribellione nei confronti di Dio e della sua parola (1 Sam 15,23). «Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore. Io ho proclamato in anticipo e ho salvato» (Is 43,11-12). Altro è la profezia, annunciatrice della salvezza del Signore, altro i presagi degli indovini e dei maghi, portatori di falsità e di inganno (Ger 27,9); (Ger 29,8); (Is 44,25); (Is 47,12-15). Darsi alla magia è come consegnarsi alla prostituzione.
«Il mio popolo consulta il suo pezzo dileguo e il suo bastone gli dà il responso, poiché uno spirito di prostituzione li svia, e si prostituiscono allontanandosi dal loro Dio» (Os 4,12); (Is 2,6); (Is 3,2-3).
Il Libro della Sapienza rileva ironicamente come i riti magici, anziché salvare, conducano ad una situazione addirittura peggiore. «Fallivano i ritrovati della magia e la loro baldanzosa pretesa di sapienza. I maghi promettevano di cacciare timore e inquietudine dall’anima malata, e cadevano malati per uno spavento ridicolo» (Sap 17,7-8).

Il Nuovo Testamento si situa nella stessa linea quando, nel richiedere la fede nell’unico Signore Gesù e il battesimo nel suo nome, esige il rifiuto di ogni mentalità e comportamento magici (At 8,9-13); (At 19,18-20). Sussiste, infatti, una netta opposizione tra l’annuncio della fede e la magia (At 13,6-12); (At 16,16-24). I veri credenti sono chiamati ad affidarsi all’unico profeta, il Signore Gesù, Figlio prediletto del Padre (Mc 1,11) e alle Sacre Scritture donate dallo Spirito alla sua Chiesa (2 Pt 1,16-21). La «stregoneria», in qualunque forma si manifesti, fa parte delle opere che estromettono dall’eredità del Regno di Dio (Gal 5,20), tanto che l’Apocalisse esclude dalla Gerusalemme celeste i «menzogneri» e «fattucchieri» di qualsiasi genere (Ap 9,21); (Ap 18,23); (Ap 21,8); (Ap 22,15).
La magia infatti sostituisce Dio con delle creature e rappresenta una ripresa di quella tentazione diabolica a cui Gesù stesso si è voluto sottoporre, vincendola: «Il diavolo.., gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni… Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarò tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai”» (Lc 4,6-8).

11. Incompatibilità tra magia e fede

E tale è l’insegnamento costante della tradizione cristiana. Già la «Didaché», tra le vie che conducono alla morte, accanto all’idolatria, pone la magia e gli incantesimi. Taziano, verso la fine del II secolo, elabora una dura polemica contro il fatalismo astrale nel quale vede una forma di potere del demonio sull’umanità. Ippolito, nella «Tradizione apostolica», esclude dal battesimo maghi, astrologi e indovini. Tertulliano pronuncia parole severissime verso tutti gli operatori di magia: «Di astrologi, di stregoni, di ciarlatani d’ogni risma, non si dovrebbe nemmeno parlare. Eppure, recentemente, un astrologo che dichiara di essere cristiano ha avuto la sfacciataggine di fare l’apologia del suo mestiere! È dunque necessario ricordare, sia pure brevemente, a lui e ai suoi simili, ch’essi offendono Dio, mettendo gli astri sotto la protezione degli idoli e facendo dipendere da loro la sorte degli uomini. L’astrologia e la magia sono turpi invenzioni dei demoni».
Un giudizio questo condiviso dalla maggioranza dei padri della Chiesa. Secondo Agostino, la magia è demoniaca; la religione cristiana all’opposto è vittoria sul potere del demonio e rottura completa con tale mondo.

Di fronte alle difficoltà dei neo-convertiti ad abbandonare le antiche pratiche magiche, la condanna si fa così forte e massiccia da finire per trasferire a carico del demonio tutta la magia, in ogni sua forma, identificata con la possessione diabolica. Se la posizione di san Tommaso rimane estremamente equilibrata, non mancano testi che, specie nel tardo medioevo, tendono ad accentuazioni eccessive, arrivando a sviluppare l’idea del «maleficio» come di un potere che esseri umani, specialmente donne, possono esercitare sugli altri, avendo patteggiato con il demonio la cessione della propria anima in cambio di capacità preternaturali da esercitare in vita. Un’idea che ha condotto nei secoli XV-XVIII alla triste storia delle persecuzioni di streghe e maghi. Questa vicenda, pur tenendo conto del contesto e della difficoltà di un giudizio storico a posteriori, rimane mortificante per la cristianità occidentale. Non dobbiamo dimenticare d’altra parte che, anche in quelle circostanze, non sono mancati uomini coraggiosi come Cornelius Loos e il gesuita E von Spes in Germania che, in nome della fede, si sono opposti a simili eccessi.

Le vicende di quei secoli, in ogni caso, devono rendere i cristiani cauti nel giudicare la magia come un effetto diretto – sempre e in ogni circostanza – dei demonio. Dal punto di vista teologico, peraltro, non si può razionalisticamente ridurre la realtà delle pratiche magiche, specie quelle «nere», solo ad un fenomeno psichico deviante o ad un semplice atto peccaminoso dell’uomo. In tali pratiche non si può escludere un’azione o dipendenza da satana, avversario giurato dei Signore Gesù e della sua salvezza. Il diavolo – come ci insegna l’Apocalisse – sino alla fine dei tempi userà tutti i suoi poteri e la sua sagacia per ingannare i battezzati ed ostacolare la piena attuazione dei progetto salvifico di Dio sul mondo. «Tutta intera la storia umana afferma il Concilio Vaticano II – è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio» (GS 37).

12. La magia come atto moralmente illecito

Il cristiano non può accettare la magia perché non può accettare di posporre il vero Dio alle false credulità. Allo stesso modo non può accettare di ritenere che la sua vita sia dominata da forze occulte manipolabili a piacimento con riti magici o che il suo futuro sia scritto in anticipo nei movimenti stellari o in altre forme di presagio. «Dio – dice il Catechismo della Chiesa Cattolica – può rivelare l’avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell’abbondanarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L’imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità».

La magia «nera», in particolare, rappresenta una colpa gravissima per il credente. Ciò vale – in diversa misura – per la divinazione e lo spiritismo. «Tutte le forme di divinazione – spiega il Catechismo universale – sono da respingere: ricorso a satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene “svelino” l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante che dobbiamo a Dio solo».

Riconoscendosi chiamato da Dio a vivere la propria esistenza come risposta libera al suo progetto di amore nell’accoglienza della grazia, il battezzato rifiuta ogni forma di pratiche magiche nella misura stessa in cui esse costituiscono una deviazione dalla verità rivelata, sono contrarie alla fede in Dio Creatore e al culto esclusivo che gli è dovuto, opposte al riconoscimento di Gesù Cristo come unico Redentore dell’uomo e del mondo e al dono del suo Spirito, e quindi si pongono in contrapposizione con l’integrità della professione credente e pericolose per la salvezza. «Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù di religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad un’intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche, dette tradizionali, non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui».

Le stesse ricerche di fenomeni paranormali o di poteri «eccezionali», come visioni a distanza, «viaggi» nell’aldilà o produzione di «fluidi», in quanto atti fini a se stessi, possono essere svianti e pericolose per il giusto equilibrio umano e per l’autentico vissuto della fede battesimale. Molti di questi fenomeni appartengono all’ambito della parapsicologia e quindi al dominio della scienza, anche se rimangono di difficile spiegazione. Talvolta presentano un margine di misteriosità che può generare degli interrogativi sul senso della vita e della morte. In genere tuttavia sono utilizzati per fini ambiguamente e falsamente religiosi o addirittura per scopi di guadagno, come è successo in alcuni casi avvenuti nella nostra stessa Regione. Mettiamo in guardia i fedeli dal cadere in simili forme di strumentalizzazione e dai pericoli che vi sono connessi. L’autentico senso della fede non ha bisogno di simili riferimenti. Il discepolato descritto dal Vangelo richiede l’incontro semplice e autentico con Gesù Signore e Maestro, e rifugge da forme di ricerca dello «straordinario». Credere in Gesù, convertirsi alla sua parola e mettersi alla sua sequela, in comunione con tutta la Chiesa, è il paradigma di riferimento essenziale da cercare e perseguire, come hanno fatto milioni e milioni di credenti dalle origini ad oggi, senza lasciarsi sviare da concezioni e comportamenti miracolistici e vani.