Zeppole di San Giuseppe: quale regione non le conosce ancora?

Chi ancora non ne conosce la storia?
Zeppole si San Giuseppe

Molti di noi stanno terminando la Novena a San Giuseppe, il padre putativo di Gesù, e si stanno preparando alla celebrazione del 19 Marzo.
Il Santo è il rappresentante di tutti i papà del mondo e, come tale, lo invochiamo anche perché li protegga e li guidi, nel difficile compito di educatori dei figli.

Con San Giuseppe ricordiamo, dunque, anche il nostro papà, tornando con la mente a quando, da bambini, aspettavano che ritornasse da lavoro.
Forse, adesso, qualche papà è già volato in cielo, ma, li, è lui ad attenderci, per incontrarci nei nostri ricordi più belli (e un giorno anche alla presenza di Dio), che in questi giorni affiorano, sicuramente, nostalgici alla mente.

E’ proprio per festeggiare al meglio i papà, e inneggiare alla condotta irreprensibile di un Santo d’eccezione, che accompagnò la Madre del Cristo, durante la sua vita terrena, perché portasse a compimento il progetto di salvezza, per tutti gli uomini, che in molte regioni del centro e del sud dell’Italia si preparano dei dolci adorabili, chiamati zeppole di San Giuseppe.

Perché le zeppole sono associate a San Giuseppe?

E’ singolare notare che anche la Quaresima, che storicamente porta con se digiuni, fioretti e rinunce, fa una “pausa dolciaria” il 19 Marzo, per omaggiare il papà dei papà.
A quanto pare, purtroppo, le zeppole di San Giuseppe dividono in due la nostra amata Patria (citazione di una mia amica, golosa, del nord), poiché più su di Roma non se ne trova traccia.

La tradizione associa quelle particolari zeppole a San Giuseppe, per diversi motivi.
In primo luogo, si racconta che, dopo la fuga in Egitto, Paese in cui Giuseppe portò Maria e Gesù, per sfuggire alle mani assassine di Erode (che cercava il piccolo per ucciderlo, in quanto ne temeva la regalità), il Santo, trovandosi in terra straniera, dovette arrangiarsi per mantenere la famiglia.
Così, oltre a lavorare il legno come faceva abitualmente, si attrezzò anche come venditore di frittelle, quelle che oggi, un po’ rivisitate dalla storia e dai pasticceri regionali, chiamiamo zeppole.
Il Vangelo dice: “un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”.

Un’altra storia, invece, sottolinea che, un paio di giorni prima del 19 Marzo, i pagani usavano celebrare Bacco e Sileno (due divinità alquanto ambigue e crudeli), per ottenerne il loro favore ed avere una buona produzione di vino e grano.
I pagani romani, per questo, organizzavano dei festeggiamenti, in cui bevevano vino e ambrosia e mangiavano chili di frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente.

Fu l’Imperatore Teodosio II ad eliminare ogni culto pagano, ma probabilmente quelle frittelle erano troppo buone per lasciarle cadere nel dimenticatoio e finirono per omaggiare -con gran merito- San Giuseppe.
Ma il 19 Marzo è anche una data molto prossima all’inizio della primavera e corrispondeva ai giorni dei “riti di purificazione agraria”, che si inauguravano, appunto nel meridione, con feste a base di frittelle e danze, per attendere tutti insieme l’equinozio.

Come preparare le zeppole di San Giuseppe?

Le zeppole dell’antica Roma erano a base di farina, acqua e sale, senza farcitura, ma con un pizzico di cannella o di zucchero. Nel XVIII secolo, divennero ciambelle di pasta choux (bignè), ripiena di crema pasticcera e con un amarena sciroppata in cima.
Si attribuisce alle suore del 1700, la forma attuale delle zeppole.
Qualcuno, però, pensa che siano merito di Pasquale Pintauro, inventore anche della sfogliatella, che, basandosi sulla storia delle antiche frittelle romane e sulla ricetta scritta dal collega e letterato Ippolito Cavalcanti, nel 1837, aggiunse le uova.

Persino Goethe, alla fine del 1700, dopo aver visitato Napoli e assaggiato le zeppole di San Giuseppe, non poté fare a meno di scrivere qualcosa in merito: “Oggi era anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli, cioè venditori di pasta fritta … Sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle, che gettava nell’olio bollente, un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo, le ciambelle che man mano erano cotte e, con un altro spiedo, le passava a un quarto garzone che le offriva ai passanti”.

Oggi quelle frittelle/zeppole, oltre ad essere gustate fritte, si mangiano anche fatte in formo (ultimissima versione, meno calorica) e in diverse varianti, che cambiano da regione a regione.

Anche sull’origine del termine “zeppola” ci sono diverse teorie.
Quella che scegliamo di raccontare si riferisce alla derivazione dal latino “cippus”, parola napoletana che indicava le zeppe, che alcuni portavano nelle scarpe (specialmente i nobili), per correggere la calzatura.
Quelle erano di legno, fatte da coloro che facevano lo stesso lavoro di San Giuseppe, guarda caso.
Ps. Vi ricordiamo che siete ancora in tempo per preparare le zeppole di San Giuseppe e fare una gradita sorpresa a papà (e non solo a lui).

Antonella Sanicanti