Il Velo della Veronica: dov’è la vera immagine del Cristo sofferente?

Ci siamo mai chiesti: dove si trova il velo della Veronica, la donna che asciugo il Volto di Gesù durante la Via al Calvario?

Velo veronica

Secondo la tradizione, il velo si trova nel santuario del Volto Santo di Manoppello ed il primo Pontefice a visitarlo è stato Papa Benedetto XVI.

Il Velo della Veronica: dove si trova?

Quanti conoscono o sanno dell’esistenza del velo che asciugò il Volto di Cristo durante la Sua salita al Calvario, meglio ricordato come “il velo della Veronica”? Quanti sanno dove si trova questa preziosa reliquia? Ebbene, c’è un santuario in Abruzzo che conserva al suo interno “la reliquia delle reliquie”. Così l’hanno rinominata i Frati Cappuccini del Santuario di Manoppello, un piccolo comune nella provincia di Pescara.

Si tratta di un telo, di soli 17×24 centimetri, dove è impresso, il volto sofferente di Gesù. La sua veridicità è innegabile visto che anche Papa Benedetto XVI gli volle rendere omaggio. Il Papa Emerito è stato infatti il primo Pontefice a recarsi al Santuario del Volto Santo di Manoppello per far visita a questa importante quanto preziosa reliquia che ricorda la via Crucis di Cristo.

Le testimonianze scritte sul Velo

Oltre ai Vangeli canonici, ci sono altri scritti che attestano la presenza e l’esistenza di questo velo. Secondo gli studiosi, anche alcuni Vangeli apocrifi, fra cui gli Atti di Pilato, ne riportano l’esistenza: “una donna, nota con il nome di Veronica, che asciugò con un velo il volto di Cristo durante la sua salita al Calvario”.

Durante l’anno 1300, il primo anno del Signore (o Giubileo), il Velo della Veronica ritrovato divenne una delle mete di visita e di pellegrinaggio a Roma da parte di tantissimi fedeli, dove lo stesso telo era stato esposto alla pubblica venerazione nella Basilica di San Pietro. Lo stesso Dante Alighieri ne cita la presenza, in un canto del Paradiso, “di un velo della Veronica che aveva asciugato il volto di Cristo”.

Gli attuali studi fatti

Secondo uno studioso, padre Pfeiffer, professore di Iconologia e Storia dell’Arte Cristiana presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma (i suoi studi si sono concentrati sul Velo per quasi 13 anni), “nell’anno santo 1600, tracce del Velo della Veronica furono trovate nella Chiesa di Manoppello”. Il sacerdote spiega, inoltre, che “nel margine inferiore del velo è ancora visibile un piccolo frammento di vetro del reliquiario precedente, il che dimostrerebbe la sua provenienza dal Vaticano”.

Qualcuno potrebbe anche aver tagliato questo telo. Si ipotizza infatti che inizialmente questo avesse dimensioni maggiori. Probabilmente prima di arrivare al monastero di Manoppello, “il velo venne preso come merce di scambio da una donna, che lo aveva ricevuto in dote, per contrattare l’uscita dal carcere di suo marito. La donna lo vendette a un certo Donato Antonio de Fabritius. Il quale, notando che il telo era in buone condizioni, lo consegnò al convento dei Cappuccini di Manoppello” – questo quanto scriveva, nel 1646, un cappuccino.

Un taglio vero e proprio fu effettuato da frate Remigio da Rapino che ne smussò gli angoli per inserirlo tra due cornici di legno. Padre Pfeiffer parla, invece, “di una storia popolare. Dell’arrivo dell’icona in Abruzzo insieme a un pellegrino nel 1506. E, fino al 1638, l’icona sarebbe passata per varie mani”. Fino a che qualcuno, per evitare ulteriori furti o scambi, vide come opportuno nasconde in Vaticano.

Cosa è impresso sul Velo

Ma a prescindere dal come la reliquia sia giunta a Manoppello ci sembra più interessante concentrarci sull’immagine che questa mostra. Oggi, con le più importanti e sofisticate tecniche scientifiche, si è potuto osservare che il telo non è assolutamente dipinto e non presenta alcun pigmento. L’immagine impressa su di esso è la stessa da entrambi i lati.

A testimonianza della sua veridicità, è stata dimostrata la similitudine del volto di Manoppello con quello della Sacra Sindone. C’è una piccola differenza: gli occhi di Cristo. Sulla Sindone sono chiusi, qui invece sono aperti. Osservandola, ciò che più colpisce, è il realismo della sofferenza del volto di Cristo.

Il volto di Cristo sofferente, prima di morire in croce, è una di quelle immagini che ogni cristiano dovrebbe aver ben impressa nella sua mente e, soprattutto, nel suo cuore.

Quella sofferenza è stata offerta per il perdono dei peccati che, ognuno di noi, ha fatto e continua a fare. Meditiamo e prendiamo coscienza della Divina Misericordia, di un Padre che ha offerto il proprio Figlio per la nostra salvezza.

ROSALIA GIGLIANO

Fonte: aleteia.org

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