Santa Bakhita: una donna capace di perdonare i suoi rapitori e torturatori.

Chi è Santa Giuseppina Bakhita?

La suora dal cuore generoso che tutti chiamavano la “Madre moretta”

L’8 febbraio, la Chiesa festeggia una grande donna, Santa Giuseppina “Bakhita” che in arabo significa “fortunata”, è chiamata così dai suoi rapitori; la scelta di un nome alquanto dissonante rispetto al calvario che ha segnato  gran parte della sua vita fin da bambina, ma che successivamente si rivelerà il segno profetico di un destino che la porterà malgrado tante dolorose vicissitudini a incontrare Cristo, a diventare una religiosa e ad essere davvero felice.

La vita

Nasce in un piccolo villaggio del Sudan e a soli 7 anni viene rapita da mercanti arabi di schiavi  mentre raccoglie erbe in un campo vicino a casa. Il trauma è tale che dimentica il proprio nome e quello dei suoi familiari. Tra il 1877 e il 1833 cambia padrone cinque volte, il più spietato tra questi è un generale turco che la sottopone a un atto di violenza disumana: con un rasoio le incidono su tutto il corpo, tranne il viso, centoquattordici tagli profondi circa un centimetro e per assicurarsi che le rimanessero visibili le cicatrici, li hanno addirittura ricoperti col sale. Il supplizio è così atroce che per giorni rimane tra la vita e la morte. Riesce a sopravvivere al male fisico che le hanno inflitto e infine viene comprata dal console italiano,  Callisto Legnani, residente nella capitale del Sudan. Tre anni dopo in seguito allo scoppio della Guerra Mahdista, è portata in Italia, e diventa la bambinaia presso la famiglia di Augusto Michieli, amico del console, che risiede in un paesino del Veneto dove ha l’occasione di conoscere le suore canossiane. Nel 1890 chiede di poter essere battezzata e qualche anno dopo si consacra ed entra nella loro congregazione.

Svolge per circa cinquant’anni compiti umili ma con tanta generosità d’animo. E trascorre il resto del tempo davanti al tabernacolo. Tutti la chiamano affettuosamente la “Madre moretta”. Un giorno durante un convegno le chiedono: ”Cosa farebbe se incontrasse i suoi rapitori?” E Lei senza alcuna esitazione:” Se incontrassi quei trafficanti di schiavi che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e suora”.

Sopporta con serena pazienza la dolorosa malattia, soffre di una grave forma di artrite deformante, che la obbliga nell’ultimo periodo alla sedia a rotelle, associata a una bronchite asmatica cronica. Muore a causa di una polmonite nel 1947. A soli 12 anni dalla morte inizia il processo di canonizzazione e nel 2000 è riconosciuta Santa sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II.

Il perdono la strada per la nostra pace interiore

Ricordo di essere rimasta assai sbalordita di fronte a una persona che riferendosi a Santa Bakhita ha espresso queste parole:”Non ha poi fatto nulla di speciale, ha solo perdonato”. Ha solo perdonato???!!!!! E con prontezza il sacerdote presente le ha risposto.”E le sembra poco?”. Sono sempre più convinta che il perdono sia la cosa più difficile da attuare ma anche il bene più prezioso per la nostra pace interiore. E Bakhita non solo lo aveva capito ma con la grazia del Signore lo aveva attuato pienamente.

Simona Amabene 


Segui tutte le nostre News anche attraverso il nuovo servizio di Google News, CLICCA QUI

La completezza dell'Informazione è nell'interesse di tutti. Per questo ti chiediamo di suggerire integrazioni o modifiche e di segnalare eventuali inesattezze o errori in questo o in altri articoli di Lalucedimaria.it scrivendoci al seguente indirizzo: [email protected]