San Charbel ha fatto più rumore da morto, che da vivo

A tutti coloro che, stanchi della vita caotica della grande città, si rifugiano in dottrine orientali, per seguire l’ultima moda, in quanto a tecniche meditative, consigliamo proprio di porre l’attenzione sulla vita di Charbel e di chiunque abbia condotto un’esistenza come la sua, nella contemplazione più totale, che porta a trovare la pace e la serenità e ad estraniarsi da ogni legame con le cose materiali.

Ma in effetti, forse, coloro che oggi cercano la meditazione vogliono trovare se stessi, la loro vera identità. E non si capisce, poi, come abbiano fatto a perderla, semmai hanno smesso semplicemente di seguirne l’indole, preferendo nasconderla, per rivestirsi delle varie maschere richieste dalla società.

Beh, Charbel, invece, nella solitudine contemplativa cercava Dio, sapeva già chi essere!

Nel 1926, il Patriarca del suo Ordine, i Maroniti, presentò la documentazione per avviarne la causa di Beatificazione, visto che, già da tempo, il popolo lo acclamava Santo.

Per dichiararlo Beato, furono presi in considerazione alcuni dei miracoli attribuibili a Charbel.  

Il primo riguardava Marie-Abel Kamari, una suora del Sacro Cuore che da anni soffriva di ulcera. Precisamente, la Consulta Medica della Sacra Congregazione dei Riti si era così pronunciata: “Ulcera gastrica cronica, in soggetto già operato di gastroenteroanastomosi per ulcera pilorica stenosante con sindrome diastrofico-carenziale.”. Come preannunciano queste parole, la situazione della suora, che in Convento era stata provata già da diverse malattie, era molto grave.

Con passare del tempo, non riuscì più a nutrirsi, tanto che aveva perso ben 30 chili, senza poter fare nulla per alleviare, almeno un po’, il suo dolore.

Ben presto, cadde in uno stato di astenia e deperimento, mentre i medici le annunciavano che il suo corpo era come quello di una persona anoressica e si stava, completamente e velocemente, decalcificando.

Perse i denti e ricevette l’estrema unzione, tanto si temeva per la sua vita.

Un giorno, le consorella la trasportarono ad Annaya, non senza fatica, e, li, Suor Marie-Abel pregò incessantemente, sulla tomba di Charbel, e assistette a tutte le funzioni religiose.

I documenti del caso attestano che, il giorno dopo il suo arrivo, cioè il 12 Luglio del 1950, alle ore 09:40, la suora asciugò con un fazzoletto delle gocce che fuoriuscivano dalla tomba di Charbel e se le passò sul corpo.

La guarigione fu immediata, accompagnata da un’improvvisa sensazione di forza. Suor Marie-Abel si alzò in piedi e, davanti alla folla presente, annunciò il miracolo che il Signore, tramite l’intercessione di San Charbel, le aveva riservato.

Si recò, dunque, all’eremo dove Charbel aveva passato gli ultimi 23 anni della sua vita, e vi sostò l’intera notte, in tutta salute e preghiera.

Da quel momento, riprese a mangiare senza alcun problemi, riacquistando 25 dei chili persi.

Anche la Consulta Medica della Sacra Congregazione dei Riti definì quella guarigione come perfettamente riuscita e definitiva.