Sacerdote spacca in rete: “Hanno usato la paura per renderci schiavi”

Le parole del religioso sono in assoluta controtendenza con la direzione che il mondo sta imboccando ormai da tempo. Eppure fanno il giro della rete, scuotendo dal torpore molti, dopo essere state rilanciate dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. 

Oggi più che mai, infatti, in un mondo dominato dalla menzogna c’è bisogno di uomini, donne e sacerdoti rivoluzionari che abbiano il coraggio di dire la verità, parlando chiaro e senza troppi fronzoli.

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Don Pietro Cesena è sicuramente uno di questi. Il prete della Parrocchia Santi Angeli Custodi era già diventato virale per un finale di omelia curioso e divertente, in cui affermava che in Paradiso si berrà vino e chi non si siede a questo lauto banchetto in compagnia dei fratelli non avrà accesso alle porte del cielo.

Le parole di don Pietro colpiscono nel segno

Stavolta il discorso si fa ancora più serio, radicale, e ha a che fare con la politica. Segno che la testimonianza di quest’uomo è viva e potente e che per questa ragione colpisce dritto nel segno, nei cuori dei tanti che oggi più mai si trovano smarriti in una società che ha perso ogni riferimento e ogni senso della ragione, del bene e del male.

Onore, lode e like a don Pietro Cesena, per l’omelia nella sua chiesa. Non aggiungerò molto, dovete ascoltarlo. Dice parole di verità, in nome di Dio e della fede, ma lo ascolto con la ragione. Quello che dice è totalmente ragionevole”, dice Sgarbi sul suo profilo. “Sentitelo. Un uomo che dal punto di vista dell’uomo, per la ragione, è degno di ogni fede. In chiesa dice cose che potrebbero essere dette in parlamento, ma nessuno le ha dette”.

Durante l’omelia il parroco letteralmente si infuoca. “Per quale motivo da due anni siamo così oppressi?”, chiede don Pietro. “Non parlo della questione medica ma sociale, e politica. Hanno utilizzato la paura della morte per renderci schiavi. Per renderci schiavi. Ma noi abbiamo il vero antidoto. Qual è? La fede. Il problema è che noi ce l’avevamo e l’abbiamo buttata via. Come se si andasse in barca, e rivendendo il salvagente lo si butta via. Ma noi ce l’avevamo il salvagente, la fede in Gesù Cristo”.

Il Signore permette il male non per il favore del potere

Don Pietro ne ha per tutti, anche per i preti, “i primi che si devono convertire, come anche il Papa, tutti”. “Il problema è ciò a cui ci sta chiamando il Signore, che non guarda la tessera sanitaria o la fedina penale, ma il cuore. Tu che abiti il confine, tu che affronti tutti i giorni la morte, in mille modi”. Il sacerdote è entrato anche nel merito delle proteste dei giovani per la dad, prendendo le loro difese. Ma anche dei lavoratori.

“In fabbrica purtroppo si muore, nessuno ha la garanzia. Ogni giorno si muore sul lavoro. La morte c’è, ci scandalizza, ci tiene schiavi. Ma è al conseguenza naturale della vita, l’esame vero. La vita ci presenta esami difficilissimi da affrontare. I giovani alle superiori ogni giorno affrontano esami con i propri amici. Sul costo delle scarpe. Ma come si può? Quando eravamo ragazzi noi era un onore tornare a casa, dopo essere andati a lavorare, e comprare qualcosa che ci piaceva senza pesare sui genitori, dei quali vedevamo la fatica e la sofferenza”.

Le parole di don Pietro colgono davvero nel segno, rivolte a “voi che abitate nel confine, che siete nella precarietà, a metà del mese molta gente non avrà il lavoro per leggi inique, assurde, inconcepibili, perché non hanno fatto niente. Ma se il Signore ha permesso questo, è per dedicarsi ad altro. Non a quello a cui ci vuole portare il potere”. Gli argomenti sul piatto sono tanti.

La rabbia del sacerdote per le tante ingiustizie

Dalle condizioni dei giovani, che stentano a vedere un futuro, a quelle dei migranti, illusi da un sistema globale che non lascia spazi di libertà veri, ma solo di menzogne, dolorose. “I nostri ragazzi sono ridotti al minimo di sussistenza, per essere schiavi e dominati. È una cosa vergognosa, non me ne frega niente della globalizzazione. Un giorno andremo a visitare i capannoni di logistica come adesso andremo a visitare Aushwitz“.

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“Gente imbarcata nei barconi per venire a fare gli schiavi qui, aumentando l’odio sociale. Noi dobbiamo fare un’altra cosa, riconciliare la gente, persone ancora vive dentro questo mare di morte. Chi sono allora i discepoli? I discepoli siamo io e te. Non è più questione di preti, ma di battezzati. Andare ad annunciare agli altri che la morte è vinta, che non devi più avere paura perché io e te risorgeremo. Questa è l’esperienza cristiana, il resto è aria fritta”.

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La conclusione dell’omelia è chiara: “È una battaglia spirituale grandissima quella in cui siamo immersi, tra la morte e la vita. Scegli la luce, scegli la vita, scegli Cristo”.

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