La preghiera da recitare durante l’Ottavario di Natale

É di tale rilevanza, la festa della nascita del nostro Salvatore, che la Chiesa le dedica otto giorni, ovvero il cosiddetto Ottavario, per meditare, contemplare e pregare la venuta di Gesù fra di noi e nei nostri cuori.

Santo Natale: Gesù è nato
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Dunque, in risposta all’invito della liturgia, a vivere l’Ottavario di Natale, come occasione per pregare e rinnovarci spiritualmente, proponiamo di recitare una bella orazione, che è propria di questo tempo speciale. 

La preghiera da recitare nell’Ottavario di Natale

Preghiamo insieme il Signore Gesù che viene nei nostri cuori, consapevoli che mai ci abbandona, soprattutto in questo periodo così difficile:

Quel gran gaudio che l’angelo annunziò ai pastori, pensiamo che oggi l’annunzi anche a noi. Quanta festa si fa in un regno quando nasce al re il suo infante primogenito! Ma maggior festa dobbiamo far noi vedendo nato il Figlio di Dio che è venuto dal Cielo a visitarci, spinto dalle viscere della sua misericordia.

Noi eravamo perduti, ed ecco Colui che è venuto a salvarci. Ecco l’Agnello di Dio che è venuto a sacrificarsi per ottenere a noi la divina grazia e per rendersi nostro liberatore, nostra vita, nostra luce e anche nostro cibo nel Santissimo Sacramento.

Egli, di più, nasce ogni giorno nel Sacramento per mezzo dei sacerdoti e della Consacrazione: l’altare è il presepio ed ivi noi andiamo a cibarci delle sue carni. Qualcuno desidererebbe di aver il santo Bambino nelle braccia, come l’ebbe il santo vecchio Simeone; ma quando ci comunichiamo, c’insegna la fede, che non solamente nelle braccia, ma dentro il nostro pet-to sta quello stesso Gesù che stette nel presepio di Betlemme. Egli per questo è nato: per darsi tutto a noi.

Caro mio Bambino, quanto mi spiace di avervi offeso. Io vi ho fatto piangere nella stalla di Betlemme. Ma se voi siete venuto a cercarmi, io mi butto ai piedi vostri e, benché vi veda afflitto e avvilito in questa mangiatoia, steso sulla paglia, io vi riconosco per mio sommo Re e Sovrano. Amen”.

Simona Amabene

 

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