Perchè è importante capire e conoscere il Credo?

 

Il Credo nasce ufficialmente nel primo Concilio Ecumenico quello di Nicea nel 325 dopo Cristo. 

Nella liturgia domenicale, e in molte altre circostanze importanti, i fedeli e il sacerdote, in coro, recitano la professione di fede, ossia il Credo.
Ne esistono formule distinte, ma che, in realtà, agiscono e declamano sugli stessi principi cristiani.
Ufficialmente, durante momenti diversi della liturgia, si utilizza il Credo detto Simbolo Apostolico (Credo degli Apostoli) o quello definito Simbolo Niceno-Costantinopolitano (la forma lunga usuale).
Il primo è un testo del II secolo, da cui proviene la professione per la celebrazione del battesimo. Può essere formulato per intero o in domande come, appunto, durante un rito battesimale, quando il sacerdote chiede, all’assemblea tutta, ai battezzanti e ai loro padrini/madrine, di credere ai tre articoli di fede del Simbolo Apostolico, rispondendo “credo”, e di rinunciare a Satana e a tutte le sue opere, dicendo fermamente “rinuncio”.
Il Simbolo Niceno-Costantinopolitano è da considerare la forma lunga del primo, in cui è esplicitata, in maniera ancor più esaustiva, di aderire ad una fede che proclama l’unicità di Dio, che si pronuncia nella natura del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (tre Persone in una).

Come nasce il Credo?

Fu coniato nel primo Concilio Ecumenico della storia, quello avvenuto a Nicea nel 325, indetto dall’Imperatore Romano Costantino I (il Papa all’epoca era Silvestro I, oggi Santo), e ampliato (nella parte riguardante lo Spirito Santo) durante il primo Concilio di Costantinopoli del 381, voluto dall’Imperatore Romano Teodosio I (il Papa all’epoca era Damaso I, oggi Santo).
In quel periodo i cristiani, ancora provati da martiri e persecuzioni (come anche oggi in molte parti del mondo), affermavano con forza la questione della Trinità, per soppiantare definitivamente le eresie, che si facevano spazio da più fronti, e volevano la natura diversa delle tre Persone (Padre, Figlio e dello Spirito Santo).
Nel corso dei secoli, poi, sono stati apportati degli aggiustamenti alla versione originaria. Ad esempio, durante l’impero di Carlo Magno, si fecero due aggiunte, dapprima disapprovate da Papa Leone III, ma poi accettare, nel XI secolo, da Papa Benedetto VIII.
Esse riguardarono le espressioni “Deum de Deo”, ossia “Dio da Dio”, risalente alla primissima versione del Concilio di Nicea, e “Filioque” (“e dal Figlio”), adottata dal patriarca di Costantinopoli Fozio. Quest’ultima espressione fu uno dei motivi di contrasto, che determinò lo Scisma d’Oriente del 1054. E pensare che, nella nostra liturgia, il Credo era stato introdotto proprio dall’oriente, nel 1024.
La chiesa cattolica e quella protestante mantengono le due frasi, tutt’oggi. La Chiesa ortodossa, invece, no e adotta, quasi sempre, il testo esatto del periodo precedente lo Scisma.
Padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, ci fa notare: “Il testo che chiamiamo “Credo” dalla prima parola con cui inizia nella formulazione più abituale, nasce come “espressione simbolica” della fede trasmessa dalla Chiesa e ricevuta dalla persona che chiede di essere battezzata.
Lo diciamo “espressione” in quanto porta a comunicazione quanto si presume vissuto nell’intimo di chi lo pronuncia.
La diciamo “simbolica” secondo l’etimologia greca della parola simbolo, mettere insieme, un’azione che unisce, operando un reciproco riconoscimento, nel nostro caso fra la comunità ecclesiale e chi chiede di entrarne a far parte nella fede condivisa”.
Alle origini, infatti, il Simbolo Apostolico era la massima espressione di chi si accingeva a diventare cristiano (i catecumeni), attraverso il battesimo
Dice ancora Padre Valerio: “Questa espressione di fede della Chiesa di Roma è il “Simbolo apostolico”, in dodici frasi che, secondo la tradizione, sarebbero state composte ognuna da uno dei dodici apostoli”.
Il Credo che recitiamo durante la Messa, adottato quindi dalla liturgia, non è l’unica versione che abbiamo avuto, nel corso del tempo, della professione di fede. Ci sono altri “simboli della fede”, come il “Simbolo Atanasiano”, il “Credo Tridentino”, il “Credo del Popolo di Dio” di Paolo VI e non soltanto.

Cos’è per noi cristiani

Il Credo, pur essendo recitato come una preghiera, è, in realtà, una dichiarazione di devozione, di adesione al progetto del Creatore, che ripercorre i principali dogmi della nostra fede, dal credere in un solo Dio, Creatore del cielo e della terra, in Gesù Cristo suo Figlio e nostro Signore, nato (incarnatosi) dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, al fatto che, quest’ultimo, proceda dal Padre e dal Figlio, da essi è indiviso, come hanno rivelato i profeti; dalla crocifissione e morte di Cristo, alla resurrezione di colui che di nuovo verrà a giudicare vivi e defunti; dal professare che la nostra chiesa è una e santa, all’attendere la resurrezione dei morti e dalla morte, in comunione coi Santi.
Oggi, purtroppo, il testo del Credo è spesso oltraggiato, da tanti cristiani e da qualche prelato, che, lungi dal voler esemplificare un linguaggio secolare, approva e condivide che l’uomo non possa essere in grado di comprendere i difficili messaggi della fede, come se non fosse lo Spirito di Dio ad illuminare la sapienza di ogni uomo, qualora glielo chiedessimo.

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