Il peccato è la porta dove satana passa per pervertire la nostra vita, parola di esorcista

La maniera in cui il cristiano concepisce e conduce la propria vita è fondamentale, per accorgersi dell’ingresso del male e contrastarlo.

Lo conferma anche Padre Carlin, il cappuccino esorcista, portavoce dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti: “Infatti il cristiano è colui che segue Cristo, vive con lui. Gesù ci dice come vivere, non cosa fare. Gli stessi Comandamenti sono uno stile di vita preciso, non sono delle regole. Al centro è posto Dio. Ma se si salta il primo Comandamento, rimangono solo delle regole.”.

Il primo comandamento, infatti, da impronta al nostro Credo e misura la nostra fedeltà, nonché l’impegno che vogliamo sancire col Signore: “Io sono il Signore, tuo Dio … non avrai altro Dio all’infuori di me.”.

Da ciò derivano anche tutte le nostre certezze e, una su tutte, ci garantisce il conforto della vittoria sul male: “Satana è l’origine del male. E’ potente, ma non onnipotente. E’ potente in quanto Angelo, ma è uno che ha perso. Dio non permette che Satana ci tocchi. Satana non può nulla se non c’è il peccato, la porta attraverso cui passa per pervertire la nostra vita. E’ l’uomo che si fa sedurre da Satana. La tentazione non è peccato. I Santi hanno saputo resistere. L’uomo sedotto cade nella trappola del Maligno, come Adamo ed Eva. E’ questo l’inganno e ci fa credere di essere buoni.”.

Allora è necessario indagare a fondo nelle nostre vite, scovare tutte quegli ingressi lasciati ancora incustoditi (forse nostro malgrado), le fessure da cui entra lo smarrimento, il peccato recidivo, nostro o nella nostra famiglia (anche lontana nel tempo), a cui porre subito rimedio, tramite la richiesta di perdono, di comprensione e la grazia di Dio, ottenuta attraverso la Confessione costante e la Comunione.

“… la nostra preghiera sia espressione di totale affidamento alla volontà di Dio. (…) la preghiera deve esprimere un’intenzione precisa, offrendo un atto di conversione o di penitenza personale, non la propria vita, perché essa appartiene a Dio. Noi siamo solo amministratori di ciò che abbiamo ricevuto in dono. E’ bene non dimenticarlo mai.”.