Papa Francesco: “non giudicare gli altri.”

omelia2dic2014

Torna la Messa a Santa Marta dopo il periodo trascorso ad Ariccia per gli Esercizi Spirituali e il papa ci invita ad una profonda riflessione interiore:

Qual è la sapienza, la saggezza del cristiano? È non giudicare gli altri e accusare se stesso. Lo ha precisato papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, la prima celebrata dopo gli Esercizi spirituali quaresimali ad Ariccia (Roma) nella Casa dei religiosi paolini. Ne parla Radio Vaticana.

È semplice esprimere giudizi e «sentenze» sugli altri – ha detto il Pontefice – ma si prosegue da cristiani soltanto se si ha la saggezza – e l’onestà intellettuale – di pensare innanzitutto a se stessi e alle proprie malefatte.

Basandosi sulle Letture odierne incentrate sulla misericordia, Papa Bergoglio ha ricordato che «siamo tutti peccatori» – non «in teoria» ma nella realtà – e ha sottolineato «una virtù cristiana, anzi più di una virtù»: «La capacità di accusare se stesso». È il primo passo di chi vuole vivere da cristiano.

«Tutti noi – ha osservato – siamo maestri, siamo dottori nel giustificare noi stessi: “Ma, io non sono stato, no, non è colpa mia, ma sì, ma non era tanto, eh… Le cose non sono così…”. Tutti abbiamo un alibi spiegativo delle nostre mancanze, dei nostri peccati, e tante volte siamo capaci di fare quella faccia da “Ma, io non so”, faccia da “Ma io non l’ho fatto, forse sarà un altro”: fare l’innocente»; ma «così non si va avanti nella vita cristiana».

«È più facile accusare gli altri», ha aggiunto Jorge Mario Bergoglio, eppure «accade una cosa un po’ strana» se si prova a comportarsi in modo diverso: «Quando noi incominciamo a guardare di quali cose siamo capaci», all’inizio «ci sentiamo male, sentiamo ribrezzo», poi questo «ci dà pace e salute».

Il Papa ha portato un esempio: «Quando io trovo nel mio cuore un’invidia e so che questa invidia è capace di sparlare dell’altro e ucciderlo moralmente», questa è la «saggezza di accusare se stesso». «Se noi non impariamo questo primo passo della vita – ha messo in evidenza – mai, mai faremo passi sulla strada della vita cristiana, della vita spirituale».

Ecco, dunque, «il primo passo, accusare se stesso. Senza dirlo, no? Io e la mia coscienza. Vado per la strada, passo davanti al carcere: “Eh, questi se lo meritano”, “Ma tu sai che se non fosse stato per la grazia di Dio tu saresti lì? Hai pensato che tu sei capace di fare le cose che loro hanno fatto, anche peggio ancora?”. Questo è accusare se stesso, non nascondere a se stesso le radici di peccato che sono in noi, le tante cose che siamo capaci di fare, anche se non si vedono».

Francesco si è poi soffermato su un’altra virtù: vergognarsi davanti a Dio: «“A te, Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono. La vergogna a me e a te la misericordia e il perdono”. Questo dialogo con il Signore – ha suggerito – ci farà bene di farlo in questa Quaresima: l’accusa di se stessi. Chiediamo misericordia». D’altronde «nel Vangelo Gesù è chiaro: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Quando uno impara ad accusare se stesso è misericordioso con gli altri: “Ma, chi sono io per giudicarlo, se io sono capace di fare cose peggiori?”».

La frase: «Chi sono io per giudicare l’altro?», ha continuato il Pontefice, obbedisce proprio all’invito di Cristo: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». Invece, ha rilevato il Papa, «come ci piace giudicare gli altri, sparlare di loro!».

Infine, papa Francesco ha espresso un’invocazione: «Che il Signore, in questa Quaresima ci dia la grazia di imparare ad accusarci», nella consapevolezza di essere in grado di compiere «le cose più malvagie», e dire: «Abbi pietà di me, Signore, aiutami a vergognarmi e dammi misericordia, così io potrò essere misericordioso con gli altri».