Papa Francesco ai sacerdoti: Non siate troppo protagonisti ma nemmeno noiosi

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Papa Francesco come al solito va al nocciolo della questione rivolgendosi ai sacerdoti non dovete essere “showman” e nemmeno fare omelie noiose che spingano le persone ad “andare fuori a fumare una sigaretta”. Così il pontefice si rivolge ad una folta rappresentanza del clero romano ricevuta nell’aula paolo VI all’inizio della quaresima.

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L’omelia e una sfida quotidiana Bergoglio parla dell’ars celebrandi l’argomento proposto dalla diocesi di Roma per l’icontro annuale col Papa “Quando un sacerdote celebra in modo sofisticato, artificiale, o abusa dei gesti da una parte e dall’altra, non è facile fare entrare” il fedele “nel mistero della fede. Se io sono eccessivamente rubricista e rigido, non va bene. E se sono showman non faccio entrare nel mistero” E poiché tutti hanno da imparare sull’argomento Bergoglio ricorda di essere stato lui stesso rimproverato, niente meno che da Ratzinger: “Nella plenaria del 2005, dopo l’esposizione, il card. Meisner mi ha rimproverato un po’ alcune cose, forte, e anche l’allora card. Ratzinger mi ha detto che mancava una cosa importante nell’omelia che era il sentirsi davanti a Dio, e aveva ragione, di questo io non avevo parlato”.

Ma come deve essere questa “benedetta” omelia, in sintesi? “Preparata – sintetizza il parroco padre Giuseppe all’uscita dall’aula Paolo VI -. Il papa ha raccomandato di farla maturare attraverso la preghiera e di accogliere anche i suggerimenti che arrivano dall’esterno. Se l’omelia è ben fatta, ha detto, magari riesce a far fermare in chiesa chi è abituato ad andare fuori a fumare, soprattutto in occasione dei matrimoni o dei funerali”. “L’omelia – aggiunge don Raffaele, stimmatino veronese “prestato” alla diocesi di Roma – deve nascere da una settimana di vita e dalla vita della gente che si è incontrata. Altrimenti è facile mettere se stessi davanti, più che la Parola meditata”.

Ma come deve essere questa “benedetta” omelia, in sintesi? “Preparata – sintetizza il parroco padre Giuseppe all’uscita dall’aula Paolo VI -. Il papa ha raccomandato di farla maturare attraverso la preghiera e di accogliere anche i suggerimenti che arrivano dall’esterno. Se l’omelia è ben fatta, ha detto, magari riesce a far fermare in chiesa chi è abituato ad andare fuori a fumare, soprattutto in occasione dei matrimoni o dei funerali”. “L’omelia – aggiunge don Raffaele, stimmatino veronese “prestato” alla diocesi di Roma – deve nascere da una settimana di vita e dalla vita della gente che si è incontrata. Altrimenti è facile mettere se stessi davanti, più che la Parola meditata”

“Nell’omelia – questo è ciò che ha colpito don Carlo – occorre entrare nella dimensione della festa ma anche saper piangere per i problemi della comunità”. Tra il clero romano, molti sono i sacerdoti stranieri che prestano servizio nella capitale per motivi di studio o in forza alle congregazioni religiose a cui sono affidate alcune parrocchie. Don Karim, di origine iraniana, è colpito “dalla grande umiltà con la quale Francesco parla al cuore della gente e ci invita a fare lo stesso. Nell’omelia non bisogna né falsificare Dio né mettere noi stessi al primo posto per portare la gente ad incontrare il Mistero”. Il pontefice ha anche sottolineato che “se un sacerdote non ha un rapporto autentico con la Madonna, non può esserci nemmeno un rapporto sincero con la Chiesa e con la gente perché la Madonna è il tramite per incontrare Cristo, è lei che favorisce un incontro di vita”. “Certo non è facile – ammette – ma il papa ci incoraggia molto”.

“Recuperare il fascino della bellezza, lo stupore, sia di chi celebra sia della gente”: questo è il consiglio di papa Francesco “rubato” dai microfoni aperti. “Quando noi preghiamo – ha detto il papa – sentiamo lo stupore, che è il sentimento dell’incontro, quello che hanno sentito gli apostoli quando sono stati invitati, chiamati. Quello stupore che attira e ci lascia in contemplazione”.