Non sapete quanto urlano e piangono i bambini abortiti nati vivi

dc7ad27c5c_1931229_lrg

Pubblicazione: sabato 17 gennaio 2015
Sarebbero 18mila i bambini che muoiono durante aborti effettuati nel cosiddetto ultimo termine, la ventesima settimana, il limite massimo concesso dalla legge americana, bambini che sono ormai del tutto formati e in ottima salute. Lo ha detto il deputato Trent Franks in una intervista al sito LifeNews.com: “Bambini innocenti e senza difese che sentono tutto il dolore fisico di quanto si sta loro facendo ma che in molti casi sopravvivono anche fuori del grembo materno e che vengono uccisi senza neanche il minimo di anestesia”. Urlano e piangono, ha detto ancora ma per via del liquido amniotico che copre le corde vocali invece dell’aria, non si sentono queste grida disperate. Ma non sempre è così: spesso queste urla e pianti si possono udire. Lo ha raccontato una ex dipendente della clinica abortista Kermit Gosnell di Philadelphia dicendo che durante un aborto è rimasta sconvolta dalle urla di un bambino che veniva ucciso dopo essere uscito dal grembo. Per resistere a queste scene, Sherry West, l’infermiera, ha detto che cercava di convincersi di trovarsi davanti a una sorta di cavia e non a un essere umano. La clinica in questione è adesso sotto processo per numerosi casi di omicidio di bambini uccisi dopo essere nati. Sherry West è tra i testimoni al processo e a proposito di quanto ha assistito, visibilmente sconvolta al ricordo, ha detto di non sapere come descrivere le urla che sentiva, paragonandole a quelle di una specie di alieno. Il parlamento americano nei prossimi giorni voterà una proposta di legge per ridurre il termine di aborto prima della ventesima settimana.

 

 

neonato_bambino_nascitaR439_thumb400x275

Vergine apparsa nella Corea del Sud, con lacrimazioni e visioni ad una semplice madre di famiglia, Julia Youn Hong-Son.

Ecco cosa ci dice la Madre di Dio sul nostro percorso storico: “Un grandissimo numero di anime, per colpa degli aborti, percorre la via dell’inferno. Devo quindi appellarmi con le mie lacrime per salvare tutte queste anime” (mss, 2 maggio 1987).

La Vergine: “Grazie, figlia mia! Grazie alle sofferenze che tu sopporterai oggi, cinquemila anime convertite saranno offerte a Dio. Bisogna farlo sapere a molte anime (far sapere che spetta a noi far penitenza al posto di queste anime). Ricordando i bambini che esse hanno rifiutato con l’aborto, molte anime riceveranno la grazia della conversione. Perché molte anime camminano miseramente per la strada dell’inferno, non sapendo che esse sono degli assassini, perché ammazzano senza pietà alcuna (i loro piccoli). Dopo averli privati della loro dignità umana, quale supplizio può ben essere più atroce di quello di queste piccole vite, costrette a subire castighi mostruosi che tocca i genitori stessi di subire? E si tratta di piccole vite senza peccato! Io non posso non sentirmi triste di fronte all’ignoranza e all’indifferenza dei genitori che sono giunti ad uccidere delle vite sacre che Dio aveva loro affidato, calpestandole brutalmente con i piedi, pestandole, schiacciandole e dilaniandole crudelmente. E per questo che mostrandoti lo spettacolo delle “piccole vite”, che implorano di lasciarle vivere, io desidero che molti peccatori facciano penitenza e ritornino a me. Io ti prego di far sapere a tutti che, dal momento in cui “una piccola vita” è formata nel grembo di sua madre, essa non è più un grumo di sangue, bensì un essere in cui circola la vita”.
Julia: “Sì, Madre! Io mi auguro che tutto ciò che voi desiderate si realizzi”.
Fu allora che io cominciai a soffrire, provando nausea, prendendo la posizione di un embrione e tenendo le ginocchia con le due mani incrociate, con i piedi raggomitolati.
Al momento in cui si cerca di provocare l’espulsione della creatura, io gridai a gran voce: “No! No! No!” a causa del dolore provocato dallo strumento di ferro che affondava profondamente. Fu un grido stridulo, inesprimibile. Era la piccola creatura che tentava di sottrarsi gridando: “Mamma! mamma! Mamma!”.
Non si può davvero dire che questo tormento sia stato meno atroce di quello dell’inferno. Io mi dibattevo talmente, saltando, rotolandomi attraverso la stanza, mentre il mio corpo aveva assunto la forma di un bebè (la forma di un embrione, nel seno della madre), al punto che Marco e Marta non riuscivano più a tenermi.
Essi dovettero chiamare varie altre persone per farsi aiutare, perché erano sfiniti.
Il bambino che desiderava vivere supplicava la sua mamma: “Mamma, no! No, mamma! Mamma, no! Io voglio vivere, mamma! Fammi vivere! Fammi vivere, mamma! mamma! mamma! Mamma!…!.
Era un embrione che, desideroso di vivere, tentava di sottrarsi, non cessando di gridare e piangere.
Coloro che in quel momento mi stavano attorno mi dissero dopo che, se quello non fosse stato un “mistero soprannaturale”, io non avrei potuto agitarmi in quella maniera, così violentemente, per la durata di tre ore. In effetti, io avevo provato durante tutto quel tempo le sofferenze di un embrione e quelle del parto, e questo in uno stato di spossatezza totale, sfinita anche per non aver mangiato da molto tempo.
Dovetti soffrire quattro volte le sofferenze di embrioni…