Non dimentichiamo sono morti invocando il nome di Gesù.

Schermata-2015-02-15-alle-21.10.26-620x350

Siamo chiamati a non dimenticare soprattutto quando ormai l’opinione pubblica dopo aver cavalcato la notizia quando era conveniente, poi la fa cadere nel dimenticatoio.

Vogliamo ricordarvi che a febbraio 21 cristiani copti, tutti operai di nazionalità egiziana, sono stati giustiziati tramite decapitazione dall’Isis e il video della loro esecuzione è stato diffuso dai jihadisti, è mostra gli operai in tuta arancione inginocchiati su una spiaggia con alle loro spalle i loro boia vestiti di nero pronti a tagliarli la testa. Una didascalia mostrava che erano stati rapiti e condannati a morte a causa della loro fede e sono stati uccisi al grido: “gente della Croce, seguaci dell’ostile Chiesa egiziana”.

 

Il video mostra chiaramente un movimento delle loro labbra e si è capito che sono morti invocando il Signore, Gesù Cristo. “Il nome di Gesù è stata la loro ultima parola – ha detto il vescovo di Giza, Monsignor Antonios Mina – Come i primi martiri della Chiesa, si sono rimessi nelle mani di Colui che poco dopo li ha accolti. Quel nome, sussurrato negli ultimi istanti di vita, è stato il sigillo del loro martirio”.

E’ stato subito ordinato dal governo Egiziano l’inizio della costruzione di una nuova chiesa  dedicata ai 21 martiri cristiani, a Minya, la città da cui provenivano quasi tutte le vittime. Un atto dovuto che comunque rende onore al sacrifico di questi nuovi martiri .

Molti Esponenti della comunità cattolica nonostante la situazione è sempre più difficile e pericolosa hanno deciso di restare in Libia a loro rischio e pericolo: “Siamo rimasti in pochi – diceva a febbraio all’agenzia Fides Monsignor Giovanni Martinelli, vescovo di Tripoli – Per la maggior parte si tratta di infermiere filippine che hanno deciso di rimanere perchè in città c’è estremo bisogno di assistenza medica e non si sentono di abbandonare le tante persone che hanno bisogno di cure.

Afferma l’alto prelato è per loro che io resto, come detto in altre occasioni  , finchè in Libia c’è anche un solo cristiano, io resto”

Ecco le parole pronunciate da papa  Francesco in favore dei cristiani perseguitati:

«Quando penso o sento dire che tanti cristiani sono perseguitati e anche danno la vita per la loro fede, tocca il mio cuore questo o non viene a me? Sono aperto a quel fratello o a quella sorella della famiglia, che sta dando la vita per Gesù Cristo? Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati? Quanti? Ognuno si risponda nel cuore: “Io prego per quel fratello, per quella sorella, che è in difficoltà, per confessare e difendere la sua fede?”. È importante guardare fuori dal proprio recinto, sentirsi Chiesa, unica famiglia di Dio!»

Vogliamo unirci a Lui nella preghiera per questi fratelli che hanno donato la vita a causa della fede che fino in ultimo hanno professato con coraggio a costo del martirio. Non dimentichiamo non rendiamo vano il loro sacrificio con la nostra indifferenza.